Malattie del fegato del cane

Come funziona il fegato?

Prima di capire quali possono essere i problemi legati alle disfunzioni epatiche, facciamo un breve riepilogo sulle funzioni ordinarie di un fegato funzionante.
I compiti del fegato sono molteplici:
• produce importanti fattori essenziali per la coagulazione
• regola il metabolismo di carboidrati, lipidi e proteine
• funge da deposito di vitamine, lipidi, glicogeno, rame, ferro e zinco.
• si occupa del metabolismo e/o eliminazione di sostanze tossiche e farmaci

Sintomi:

Se il nostro Amico presente delle disfunzioni al fegato i principali sintomi riconoscibili sono:
• perdita di peso,
• vomito,
• diarrea,
• letargia,
• ittero (pigmentazione giallastra delle mucose e della pelle)
• ascite (raccolta di liquido in cavità addominale)
• feci acoliche (pallide)

Alimentazione in corso di malattie epatiche

In corso di malattie epatiche lo scopo dell’alimentazione è quello di offrire un adeguato apporto nutrizionale al fine di limitare la perdita di peso, che condurrebbe inevitabilmente ad un peggioramento delle condizioni epatiche e all’accumulo di radicali liberi e sostanze tossiche, che potrebbero provocare complicazioni metaboliche.

Carboidrati

I carboidrati da preferire sono quelli complessi come riso, pasta o avena, aiutano l’organismo ad assorbire l’ammoniaca in eccesso e a ridurre i rifiuti azotati, inoltre devono essere semplificati nell’intestino prima di arrivare ad accumularsi poco a poco nel fegato.

Lipidi

Il ruolo dei lipidi nei disturbi epatici non è stato ancora ben chiarito, certamente hanno effetti benefici in quanto la rendono la crocchetta più appetibile per un cane malato, aumentano l’apporto energetico della dieta e l’assorbimento delle vitamine liposolubili, inoltre sono un importante riserva di acidi grassi essenziali.

Proteine

I nutrienti più importanti, per un cane affetto da problemi al fegato, sono le proteine. E’ fondamentale offrire al cane proteine ad alto valore biologico, preferendo quindi le proteine di origine animali a scapito delle vegetali, più difficilmente digeribili e meno nutrienti.

Oltre alle proteine di origine animale possono essere fornite proteine derivanti dai latticini.

Vitamine e sali minerali

L’integrazione con vitamine e minerali è essenziale, soprattutto le vitamine E e C, la carnitina e L-Arginina.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

10 Piante tossiche per i cani

Dracena

La Dracena è una pianta originaria dell’Africa tropicale e dell’Asia, è generalmente più conosciuta con il nome di “Tronchetto della felicità”: una pianta composta da abbondanti foglie molto fini.
L’ingestione delle foglie può determinare debolezza, perdita di equilibrio, depressione, vomito, diarrea e rigonfiamento del muso.

Azalea

L’azalea è un arbusto da fiore dai colori molto attraenti per i cuccioli. Il rosicchiamento delle foglie promuove la fuoriuscita di un nettare estremamente orticante per le mucose del cane, in grado di indurre nausea, vomito, scialorrea (abbondante salivazione) e perdita dell’appetito.

Oleandro

L’Oleandro è sicuramente fra le piante tossiche più conosciute. Il principio tossico contenuto nelle foglie è l’oleandrina, una sostanza dal sapore amaro. Questa caratteristica lo rende poco attraente per i cani e le sue ingestioni sono prevalentemente accidentali.
I sintomi dell’intossicazione possono comparire anche alcune ore dopo l’ingestione con nausea e vomito, seguiti da diarrea emorragica e ulcere della mucosa orale. A livello cardiaco l’oleandro può causare disfunzioni del normale battito.

Ciclamino

I principi attivi che rendono il ciclamino tanto tossico per i cani sono: la ciclamina e le saponine.
In genere tutta la pianta può provocare gravi problemi gastro-intestinali e convulsioni. L
a parte del ciclamino maggiormente tossica è rappresentata dal bulbo.

Pothos

L’ingestione delle foglie del Pothos può causare irritazioni del cavo orale, problemi di digestione (diarrea, vomito) e in alcuni casi anche le convulsioni.

Spatifillo

Questa pianta contiene cristalli insolubili di ossalato di calcio. Il contatto dei cristalli con la mucosa orale può creare dolorose lesioni con abbondante produzione di saliva, vomito e inappetenza.

Ortensia

I principi attivi tossici dell’Ortensia sono dei glucosidi dall’effetto cianotico, presenti nelle foglie e nei fiori. L’azione tossica si manifesta nei mesi caldi quando la pianta raggiunge il massimo grado di fioritura, e può scatenare vomito, diarrea e difficoltà respiratoria.

Lauroceraso

Tutte le parti della pianta sono velenose, in quanto contenenti tracce di cianuro. Fra i principali sintomi abbiamo nausea, vomito, diarrea e abbondante salivazione.

Stella di Natale

La Stella di Natale contiene un composto altamente urticante che può causare gonfiore, bruciore, irritazione a tutto l’apparato digerente, senso di soffocamento, vomito, coliche e diarrea.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Iperplasia prostatica benigna nel cane

Cos’è la prostata?

La prostata è una ghiandola di forma ovale, posta a ridosso dell’uretra, adiacente e sottostante il retto. E’ una ghiandola detta androgeno-dipendente: ossia il suo sviluppo, dimensione e capacità secernente sono fortemente influenzati dalla presenza del testosterone (l’ormone sessuale prodotto dai testicoli).

Cos’è iperplasia prostatica benigna?

Con il tempo la continua stimolazione del testosterone, presente già dai primi anni di vita del cane, promuove un accrescimento fisiologico della ghiandola, che può perdurare fino ad oltre il decimo anno di vita. In molti casi, questo continuo stimolo ormonale può condurre ad un patologico aumento di volume della ghiandola, promuovendo la compresa di specifici sintomi da compressione delle strutture adicenti la prostata (retto e uretra) oppure alla comparsa di cisti o infezioni della prostata diagnosticabili solo tramite controlli ecografici o radiografici.

Sintomatologia

Spesso l’ipertrofia prostatica benigna si presenta asintomatica e l’aumento della prostata può essere semplicemente rilevato da una palpazione rettale durante una visita di routine annuale dal veterinario. Nei casi più complessi si possono avere sintomi quali:
• costipazione,
• tenesmo (difficoltà nella defecazione),
• perdite di sangue dal pene o durante la minzione
• feci appiattite
• inappetenza
• rigidità nella deambulazione (a causa dell’intenso dolore)

Diagnosi

La diagnosi dell’ipertrofia prostatica prevede un accurata visita clinica del veterinario con esplorazione rettale, la quale permette di valutare dimensioni, simmetria e dolorabilità della ghiandola prostatica. Al fine di avere un quadro clinico completo, la diagnosi è sempre completata da un ecografia addominale. Oltre al controllo ecografico della prostata, andranno esaminati ecograficamente anche i testicoli, al fine di escludere la presenza di tumori testicolari.
Negli ultimi anni è stato approntato anche un test sierico di screening per l’ipertrofia prostatica benigna nel cane chiamato CPSE (Canine Prostate Specific arginine Esterase).

Terapia

La terapia di elezione per l’ipertrofia prostatica benigna è la castrazione chirurgica, ossia l’asportazione dei testicoli. La castrazione genera un drastico calo del testosterone che si rispecchia in una naturale involuzione del volume della prostata, la quale era alla base del patologico aumento di volume della prostata. Un paio di settimane dopo l’intervento di castrazione, è già possibile effettuare un ecografia di controllo e apprezzare la naturale involuzione della prostata.
Nei casi in cui un intervento chirurgico non fosse possibile, per via dell’alto rischio anestesiologico (es. animali anziani con malattie sistemiche non compensate) la castrazione chirurgica può essere sostituita da una castrazione chimica, effettuata tramite inserimento di un piccolo dispositivo ormonale a lento rilascio, il quale mimerà gli stessi effetti della castrazione per una durata di circa 6 mesi.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Cani e noce moscata: la possono mangiare?

Posso dare la noce moscata al cane?

La risposta è no, poiché questa spezia ricavata da un seme duro proveniente da un albero sempreverde è tossica per i cani, anche se quantitativi irrisori non creano conseguenze gravi, è sempre meglio evitarne l’assunzione.

Che sintomatologia causa?

Appurato che cani e noce moscata non possono essere abbinati, se il cane assume erroneamente una quantità non indifferente di noce moscata è possibile che si inneschi il grado di tossicità, che contraddistingue questa spezia. La noce moscata infatti è allucinogena e ingerirne grandi quantità provocherebbe al peloso un’esperienza davvero del tutto spaventosa. Il cane che assume questa spezia inoltre può mostrare la seguente sintomatologia:

  • Disorientamento;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • disidratazione;
  • pressione alta;
  • convulsioni.

Leggendo i sintomi elencati è facile capire come sia necessario rivolgersi al proprio medico veterinario per affrontare tempestivamente la situazione. Il veterinario monitorerà la situazione (la lavanda gastrica ha poco senso perché la noce moscata il più delle volte è “mascherata” all’interno di altro cibo) soprattutto per evitare la frequenza cardiaca troppo alta e correggerla con farmaci specifici al bisogno; l’osservazione continua fin quando i sintomi non cessano, indice che il tossico è stato eliminato dall’organismo.

Se erroneamente avete dato della pasta o altre pietanze cotte al forno, dove è presente della noce moscata, è possibile che possa mostrare una sintomatologia più lieve, rispetto a quella descritta in precedenza. Tuttavia è comunque possibile notare:

  • vomito;
  • diarrea;
  • altri disturbi intestinali.

Inoltre nelle pietanze cotte al forno è possibile che ci siano altri ingredienti come la cipolla, lo zucchero o altri ingredienti ancora come cioccolato, sale e burro che possono comunque creare dei problemi gastrointestinali al vostro cane.

Ponete sempre la massima attenzione a quello che mangia il vostro cane in quanto alcune sostanze possono essere molto pericolose per loro. Per qualsiasi dubbio rivolgetevi al vostro veterinario di fiducia.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn

Verità e miti sulla sterilizzazione del cane

Quali sono i vantaggi della sterilizzazione?

La sterilizzazione apporta con una serie di vantaggi nella gestione e nella salvaguardia della vita della cagnolina.
• Le cagne hanno in media 2 calori l’anno, della durata di circa 3 settimane. Si manifestano con iniziali periodi di irascibilità, perdite ematiche ed solo infine l’accettazione del maschio. Tramite la sterilizzazione, non avendo più il calore, potremo evitare alla povera cagnolina la reclusione in casa durante questi giorni
• La cagna non attrae più il maschio: il calore della femmina è un forte richiamo e può essere percepito dai cani anche a grandi distanze, procurando fastidiosi “assedi” casalinghi.
• Con l’aumento delle sterilizzazioni si è drasticamente ridotto il numero di gravidanze indesiderate e conseguentemente il numero di cani senza padrone. In più, una cagna in calore, può incentivare la fuga di cani maschi dalla propria abitazione, sottoponendoli a rischi di incidenti stradali o smarrimento della via per casa.

Quali sono i vantaggi medici della sterilizzazione?

• Prevenzione allo sviluppo di infezioni uterine (piometra). La percentuale di infezioni uterine nelle cagne adulte è davvero alta e con la semplice ovariectomia questo problema può essere scongiurato definitivamente a qualsiasi età
• Cessazione delle pseudogravidanze (o gravidanze isteriche)
Molte cagne dopo ripetuti cicli estrali, a seguito di problemi ormonali possono mimare una gravidanza: dalla preparazione del nido, alla produzione di vero e proprio latte (è una situazione patologica che richiede un consulto veterinario e una terapia medica)
• Prevenzione allo sviluppo di tumori mammari
Per avere una prevenzione completa è consigliato sterilizzare prima del primo calore, o al massimo fra il primo e secondo. Una volta avvenuto il secondo calore si perderà tale vantaggio, poiché il tessuto mammario sarà già stato “sensibilizzato” dalla stimolazione ormonale (estrogeni e progesterone). E’ bene ricordare che i tumori mammari rappresentano le neoplasie più comuni nelle cagne e hanno una probabilità del 50% di essere maligni.
• Aspettativa di vita maggiore
Alcuni studi hanno stimato una vita più lunga del 26,3% nelle cagne sterilizzate rispetto le cagne lasciate intere.

Falsi miti

Molti proprietari sono convinti che: permettere alla propria cagna di avere una cucciolata, la protegga da tumori o infezioni dell’apparato genitale. Nulla di più errato. La nascita di una o più cucciolate non arreca alcun beneficio medico al nostro animale e non rappresenta alcuna sorta di prevenzione nei confronti delle patologie dell’apparato riproduttore.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Reflusso nei cani: cause, sintomi e trattamento

Capire il reflusso gastrico nei cani

Negli ultimi anni la veterinaria ha fatto passi da gigante nello studio della gastroenterologia canina. L’aumentata accessibilità ad esami diagnostici quali la gastroscopia e la duodenoscopia sono state la chiave di volta, al fine di individuare nuove patologie che fino a qualche anno fa venivano troppo poco prese in considerazione dai veterinari, proprio come nel caso del patologia da reflusso gastrico.

Cos’è il reflusso gastroesofageo?

Il reflusso è un disordine dello sfintere gastroesofageo, detto cardias. Lo sfintere rappresenta una sorta di valvola posta fra esofago e stomaco, la quale permette il passaggio dal primo verso il secondo organo, ma non il contrario. Pertanto se tale difesa viene a mancare, si avrà un reflusso, ossia un movimento retrogrado, dei fluidi gastrici verso l’esofago.

Cosa causa il reflusso nei cani?

Fra le principali cause di reflusso gastroesofageo abbiamo:
• Somministrazione di un anestetico (l’anestesia nel cane può ridurre la tonicità dello sfintere permettendo così il passaggio dei succhi a livello esofageo)
• Ernia iatale congenita (è una condizione patologica caratterizzata dal passaggio di una porzione dello stomaco dall’addome al torace, attraverso un foro del diaframma)
• presenza di sfinteri in via di sviluppo (condizione che interessa i cani giovani)
• presenza di vomito cronico

Quali sono i sintomi del reflusso nei cani?

Nei casi gravi, i soggetti colpiti presentano:
• rigurgito,
• abbondante salivazione,
• odinofagia (dolore alla deglutizione),
• estensione di testa e collo durante la deglutizione
• rifiuto totale del cibo.

Nelle forme più lievi, si osservano episodi occasionali di rigurgito nelle prime ore del mattino.
In questi animali la condizione dipende probabilmente dal rilassamento transitorio dello sfintere gastroesofageo durante il sonno.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi è eseguita tramite controllo endoscopico della muscosa esofagea e gastrica con il cane posto in anestesia. Una volta accertata la diagnosi di reflusso gastroesofageo la terapia viene impostata su più piani: nutrizionale e farmacologico.
In genere si consiglia:
• una dieta a basso contenuto lipidico
• l’utilizzo di antiacidi (omeprazolo) e farmaci protettori della mucosa (sucralfato)
• la somministrazione di procinetici (ad es. cisapride o metoclopramide) al fine di ridurre il tempo di vuotamento del pacchetto intestinale e ridurre così la possibilità di reflusso

Ovviamente la terapia varia in base alla causa principale, pertanto nei casi di ernia iatale refrattaria alla terapia medica dovrà essere associata una adeguata correzione chirurgica

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Tracheite nel cane

Cos’è la tracheite

La tracheite è caratterizzata dall’infiammazione della trachea, una struttura dell’albero respiratorio che mette in comunicazione la gola con bronchi e quindi con i polmoni. La maggior parte delle volte è causata dalla sovracrescita di alcuni batteri primo fra tutti la Bordetella bronchiseptica

Sintomi

I principali sintomi di malattia sono quelli respiratori. Generalmente il proprietario si accorge che il suo Amico ha qualcosa che non va, per via dei continui colpi di tosse secca che sembrano portare il cane quasi “a strozzarsi”. Di fatti, questi colpi di tosse possono condurre il cane ad espellere della schiuma bianca, che molto spesso il proprietario confonde come vomito. E’ molto frequente veder cani condotti in ambulatorio, per quello che impropriamente viene definitivo “vomito”, ma uscire (per fortuna) con una semplice diagnosi di tracheite canina.

Diagnosi

La diagnosi della tracheite è alquanto semplice e in genere vine effettuata in sede di visita dal veterinario, a seguito della palpazione tracheale (alla prima palpazione di una gola irritata, il cane tenderà subito a tossire) e all’ispezione visiva della cavità orale e auscultazione tracheale e toracica.

Trattamenti

Il trattamento della tracheite può variare in base alle condizioni cliniche del soggetto e alla gravità della singola situazione. In genere, nei soggetti non debilitati ha un decorso favorevole, anche senza terapia, in tal caso i fastidiosi sintomi possono persistere per settimane. In genere al fine di migliorare la condizione clinica del cane ed evitare inutili complicanze, può essere prescritta una copertura antibiotica (scelta su base di un antibiogramma) e antiinfiammatoria al fine di alleviare il costante fastidio del cane causato dalla tosse.

Prevenzione

La maggior parte delle tracheiti nei cani sono causate dagli sbalzi repentini di temperatura. Di fatti è un malattia che si acutizza nei periodi dei primi freddi autunnali oppure nei periodi invernali, quando i nostri Amici a 4 zampe sono condotti in passeggiata, passando improvvisamente da un caldo e secco ambiente casalingo, al rigido clima invernale, appena varcano la soglia di casa.

I consigli del veterinario

• In caso di tosse del cane, favorire sempre la pettorina all’uso del collare
• Evitare di tenere alte temperature in casa nei periodi invernali
• Attendere l’ultimo secondo utile in casa, prima di far indossare l’eventuale cappottino al cane, evitando di farlo indossare per lungo tempo in giro per casa (si rischia di aumentare inutilmente lo sbalzo termico fra temperatura corporea e ambiente esterno)

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Eterocromia: quando il tuo cane ha un occhio di diverso colore

Cos’è l’eterocromia?

L’eterocromia dell’occhio è il termine medico usato per descrivere la presenza, in un soggetto, di un occhio di diverso colore dall’altro. L’esempio più eclatante è quello di avere un cane, con un occhio chiaro e l’altro scuro. Il colore marrone dell’iride è definito dalla presenza di abbondante melanina, mentre i colori chiari, come l’azzurro, dalla sua completa assenza.
Non tutte le eterocromia sono uguale e si differenziano in:
eterocromia completa
nel caso in cui un occhio sia completamente diverso dall’altro

eterocromia parziale
se la diversità di colore è a carico di un solo occhio

eterocromia centrale
la diversità di colore si irradia in forma circolare lungo tutta l’iride, dando origine ad un suggestivo affetto a raggiera di uno o entrambi gli occhi

Cause dell’eterocromia

Il colore degli occhi è determinato dal corredo genetico di ciascun cane, pertanto l’eterocromia può essere una condizione fisiologica congenita, cioè presente normalmente fin dalla nascita.
L’eterocromia acquisita, ossia quella che può comparire nel corso della vita del cane, in genere può essere legata a traumi, infiammazioni o patologie oculari, è per questo che andrebbe sempre sottoposta a controllo medico da parte di un oftalmologo veterinario.

L’eterocromia influisce sulla vista del cane?

L’eterocromia congenita del cane non influisce assolutamente sulla vista del cane, in quanto rappresenta una normale caratteristica di alcune razze canine. Lo stesso discorso non vale per l’eterocromia acquisita, la quale a seguito di un processo infiammatorio o alla deposizione di pigmenti in eccesso nella camera anteriore dell’occhio, può condurre a problemi visivi completi o parziali.

Razze con tendenza all’eterocromia

Le razze canine che maggiormente possono manifestare un’eterocromia degli occhi sono:
• Bassotto;
• Dalmata;
• Husky siberiano;
• Border collie;
• Chihuahua;d
• Shi tzu;
• Pastore australiano,
• Alano (con il mantello arlecchino);
• Australian cattle;

Oltre ad essere tipica della razza, l’eterocromia è spesso correlata ad alcuni tipi di mantello come il pelo bianco, il merle (o dapple): il caratteristico manto dei Pastori australiani, caratterizzato da una affascinante irregolarità nella distribuzione dei colori del pelo lungo tutto il corpo dell’animale.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Malattie cardiache: soffio cardiaco nei cani

Fisiologia dell’apparato cardiaco

Prima di capire cosa sia un soffio cardiaco è importante dedicare poche righe, al fine di comprendere la normale fisiologia della pompa cardiaca. Il cuore è la forza pulsante dell’organismo, esso spinge il sangue dal centro verso la periferia tramite una contrazione chiamata sistole e ne permette il ritorno, dalle vene al cuore, tramite una sua espansione detta diastole. Internamente il cuore è diviso in 4 camere: 2 atri e 2 ventricoli. In situazioni di normalità il sangue fluisce tramite un movimento detto laminare, non turbolento, dagli atri verso i ventricoli. Sono quest’ultimi a sprigionare una forza contrattile, capace di “spingere” il sangue verso i tessuti e gli organi da irrorare. Questo passaggio unidirezionale dagli atri ai ventricoli e dai ventricoli alle arterie (polmonare e aorta) è permessa grazie alla presenza di valvole, le quali impediscono un patologico ritorno del sangue dai ventricoli agli atri, durante la spinta sistolica. E’ proprio la chiusura di queste valvole a generare i caratteristici suoni percepiti al fonendoscopio dal veterinario durante l’auscultazione, chiamati toni cardiaci.

Cos’è un soffio cardiaco?

I soffi cardiaci rappresentano dei rumori patologici cardiaci avvertiti in sede di visita clinica. Consistono in un prolungamento del fisiologici toni cardiaci percepiti, derivanti da un malfunzionamento delle valvole cardiache, il quale permette la formazione di flussi sanguigni turbolenti.
In base al tipo di valvola cardiaca coinvolta nel soffio, possiamo avere quadri clinici differenti, i più frequenti e conosciuti sono senz’altro:
• insufficienza mitralica (la valvola che divide l’atrio sinistro dal ventricolo sinistro, situazione tipica della cardiomiopatia dilatativa)
• insufficienza tricuspidale (la valvola che separa l’atrio destro dal ventricolo destro)

Sintomi del soffio cardiaco

Molti soffi cardiaci possono rimanere asintomatici e pertanto possono essere diagnosticati soltanto durante le annuali visite programmate dal veterinario.
Nei casi più gravi di scompenso cardiaco possono essere presenti:
• intolleranza all’esercizio
• difficoltà nel salire le scale
• sincopi
• difficoltà respiratorie (dispnea)
• cianosi delle mucose

Come diagnosticare un soffio cardiaco?

Come detto in precedenza, il soffio cardiaco è piuttosto semplice da rivelare per il veterinario, in sede di visita. E’ generalmente ben percepibile alla semplice auscultazione toracica. A seguito della visita, al fine di stadiare la patologia cardiaca andranno eseguiti approfondimenti diagnostici quali: un’ecocardiografia con ECG, associata ad almeno 2 proiezione radiografie di polmoni e cuore. La stadiazione della patologia cardiaca variabile da un grado I ad un grado VI e farà la differenza al fine dell’impostazione di una terapia medica.
Come per molte patologie cardiache, la terapia medica non può condurre ad una completa risoluzione del problema, ma offre l’opportunità di rallentare il progresso degenerativo di invecchiamento valvolare, migliorando considerevolmente la prognosi e quindi l’aspettativa di vita dei pazienti cardiopatici.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Calcoli urinari nei cani

calcoli, meglio definiti come uroliti (da cui il nome della sindrome in generale, urolitiasi, cioè presenza di calcoli nell’apparato urinario) non sono altro che dei sedimenti che si formano a livello dell’apparato urinario.
Questo è composto da tre organi fondamentali che funzionano da “depuratori” dell’organismo: i reni, gli ureteri, che portano il liquido di scarto dai reni alla vescica, la vescica e l’uretra, l’ultimo tratto che porta poi l’urina all’esterno.
Possono essere di dimensioni diverse e trovarsi in punti diversi del tratto urinario. Anche la composizione può variare. Tutti questi fattori determinano la gravità della situazione. Un altro fattore molto importante che determina la gravità dei calcoli renali nel cane è la posizione in cui si trova. Una pietra nella vescica, ad esempio, può essere asintomatica, mentre in uno spazio stretto come l’uretra è normale che causi dolore.

Tipi di calcoli

Gli uroliti sono dei sedimenti minerali di diversa natura e dimensione che si formano nel tratto urinario.
Quelli più frequentemente rilevati nel cane sono:

  • magnesio ammonio fosfato (anche detto struvite): si formano in un tipo di urina alcalina e di solito sono preceduti da un’infezione urinaria, questo perché è vero che i calcoli possono dare infezione, ma è possibile anche il contrario. Possono essere eliminati seguendo una dieta specifica;
  • ossalato di calcio, cistina, silice: gli ultimi due sono più rari, di solito non dipendono da infezioni urinarie. Quelli di cistina possono essere sciolti con una dieta apposita e medicine, ma lo stesso non accade per quelli di ossalato di calcio e silicio. I calcoli da ossalato di calcio sono comuni nei cani alimentati dalla tavola, ovvero dando loro da mangiare gli avanzi del pranzo cucinato per noi (quindi ricco di sale e condimenti non adatti per l’organismo canino). Si presenta con maggior incidenza nei cani che ricevono un eccesso di vitamina C. La vitamina C è un precursore dell’ossalato di calcio;
  • urato di ammonio: si formano in un tipo di urina acida e di solito vengono associate ad alterazioni ereditarie del metabolismo dell’urato. Colpisce in particolar modo i cani dalmata. I cristalli nelle urine possono essere sciolti facendo seguire al cane una dieta specifica o con dei medicinali appositi;
  • fosfato di calcio;
  • uroliti misti.

Sintomi

La sintomatologia della calcolosi è differente a seconda della localizzazione dell’urolita. Più frequentemente però è il risultato della irritazione causata dal calcolo (o del cristallo) sulla mucosa delle basse vie urinarie (ureteri e vescica).

I sintomi più frequenti sono:

  • ematuria (presenza di sangue nelle urine),
  • disuria (difficoltà nell’urinare),
  • pollachiuria (esagerata frequenza delle urine).

Occasionalmente possono causare:

  • pielonefrite (infiammazioni del rene),
  • diminuzione della massa renale,
  • insufficienza renale,
  • iperazotemia (aumento della concentrazione dell’azoto non proteico nel sangue)

Il soggetto però può anche essere asintomatico.

Quando i calcoli causano un’ostruzione urinaria il problema diventa un’emergenza e si deve intervenire immediatamente per tentare di salvare la vita del cane.

Prevenzione

È leggermente diversa in base al tipo di calcolo che si forma e si effettuata attraverso una corretta idratazione del cane e un’eventuale modifica dell’alimentazione. In alcuni casi quando non si riesce a mantenere un pH corretto delle urine si può intervenire anche con una terapia specifica.
Il tutto deve essere deciso di accordo con il veterinario curante e dopo aver eseguito tutti gli accertamenti del caso.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn