Il mastocitoma canino

Il mastocitoma è un tipo di tumore molto frequente nel cane dal momento che rappresenta il 7-25% dei tumori cutanei. Esiste una predisposizione ereditaria; ci sono infatti razze maggiormente colpite rispetto ad altre come i bulldog e i loro derivati, il boxer, ma anche il labrador retriever, il bovaro del bernese, lo sharpei, il carlino, il beagle, lo schnauzer. Generalmente vengono colpiti soggetti di 8-10 anni; più raramente sono interessati i cuccioli e i cani anziani.

Aspetto clinico

Il comportamento clinico dei mastocitomi è variabile e imprevedibile, anche se tutti sono potenzialmente maligni. Spesso si presentano come masse singole o multiple che si sviluppano nel derma e/o nel sottocute. Tali masse possono essere peduncolate, bottoniformi o nodulari.
Hanno generalmente una consistenza piuttosto dura, raramente gelatinosa.
I noduli multipli possono rappresentare sia forme metastatiche che presentazioni iniziali di forme primarie. In linea generale, tutti possono ulcerarsi, o avere aspetto edematoso ed eritematoso, soprattutto in seguito a palpazione o a traumi (per il rilascio delle sostanze vasoattiva contenute nei mastociti, conseguente alla manipolazione).
Le localizzazioni più frequenti del MTC sono il tronco, gli arti e la regione perineale.
La crescita è solitamente piuttosto lenta, ma c’è sempre la possibilità di una diffusione locale o sistemica, quest’ultima in genere associata ad un aumento di volume dei linfonodi satelliti.

La diagnosi di mastocitoma

Per effettuare la diagnosi molto utile è l’esecuzione di un ago aspirato della massa interessata, anche se in alcuni casi potrebbe risultare non diagnostico e quindi si deciderà di optare per un esame istologico sulla massa rimossa e a volte potrebbe essere necessario richiedere anche un esame immunoistochimico.
Altro discorso dev’essere fatto per la stadiazione, per cui ci sarà bisogno di eseguire anche esami di diagnostica per immagine come ad esempio:

  • radiografia del torace;
  • ecografia addominale;
  • tomografia computerizzata o risonanza magnetica.

Terapia

Come d’altronde per la maggior parte delle neoplasie cutanee, anche per il mastocitoma le scelte terapeutiche vertono su: approccio chirurgico con escissione ad ampi margini, radio – e chemioterapia. La possibilità di ricorrere ad uno o più strumenti associati dipende dalla localizzazione della neoplasia, dalla contemporanea esistenza di più masse, dal grado citologico e dalla presenza di metastasi (mastocitosi viscerale) al momento della diagnosi, che ovviamente influenzano la necessità di intraprendere un iter terapeutico più o meno aggressivo.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn

Piometra cane: sintomi, cause, diagnosi e trattamento

La piometra è la condizione uterina più comune nelle cagne sessualmente mature. Si tratta di un’infezione secondaria, non contagiosa, dovuta alla combinazione di diversi fattori: l’aumento del progesterone dopo il periodo di estro, determinate alterazioni morfologiche dell’endometrio e un’infezione batterica opportunistica. Il trattamento di questa patologia è urgente, poiché la sua prognosi dipenderà dalla velocità e dall’efficacia della terapia applicata.

Sintomi

I sintomi più frequenti sono evidenziabili in un periodo variabile dopo l’estro (quindi dalle perdite di sangue) che va da un mese fino ai tre mesi dopo. Questi sono:

  • disidratazione;
  • letargia;
  • depressione;
  • aumento della temperatura;
  • anoressia;
  • vomito;
  • diarrea;
  • aumento della sete (polidipsia);
  • aumento dell’urina prodotta (poliuria);
  • scolo siero-mucoso: più o meno denso e di colore variabile da marrone a verdastro e con odore forte.
    Quest’ultimo non sempre presente.

Cause

Le cause della piometra nel cane sono legate al ciclo ormonale. Dopo il calore, le concentrazioni di progesterone aumentano; questo fa diminuire le contrazioni uterine e favorisce alcuni cambiamenti nell’endometrio. Ciò, a sua volta, promuove la crescita batterica. Anche la comparsa di noduli aumenta la gravità del processo.

Diagnosi

In caso di sospetta piometra, quindi quando la tua femmina dopo un mese o più dal calore presenta un comportamento non del tutto normale, è più abbattuta del solito, magari beve e urina di più e si lecca spesso i genitali, la prima cosa da fare è una visita dal tuo veterinario.
Questo, fugherà il sospetto di attraverso un esame molto semplice: l’ecografia dell’utero.
Utile anche fare ulteriori accertamenti come: analisi del sangue, delle urine e tampone batterico, per valutare lo stadio in cui si trova la malattia e il corretto approccio antibiotico preventivo.
Diverso sarà l’approccio nel caso ci si trovi davanti a situazione di emergenza. In queste condizioni il cane va stabilizzato e operato d’urgenza.

Trattamento

Il trattamento di elezione della piometra nel cane è l’intervento chirurgico. Tuttavia, si possono provare due approcci diversi a seconda dello stato di evoluzione della malattia e di quanto si desidera che il trattamento sia conservativo:

  • Ovarioisterectomia. L’asportazione chirurgica dell’utero e delle ovaie è la soluzione terapeutica più sicura e costituisce il trattamento di elezione nella maggior parte dei casi. A seconda delle condizioni dell’animale, si dovrebbe prendere in considerazione anche una terapia di supporto: fluidoterapia, terapia antibiotica, antidolorifici. Dopo l’intervento occorre monitorare i segni di infezione, poiché una piometra avanzata può evolvere in peritonite
  • Trattamento medico, tra cui lavaggio dell’utero, impianto di drenaggio transcervicale, terapia antibiotica e somministrazione di prostaglandine per aumentare la contrattilità uterina. Questo trattamento può essere effettuato nei casi lievi, quando si desidera preservare la fertilità dell’animale, anche se si deve tener conto del fatto che non vi è alcuna garanzia che la capacità di gestazione venga mantenuta. Questa opzione terapeutica dovrebbe essere somministrata solo nei casi di piometra aperta, cioè quando vi è fuoriuscita del pus dalla vagina, e dopo un’attenta valutazione del paziente canino, mai quando l’animale presenta tossiemia.

Prevenzione

Il modo migliore e più efficace per prevenire la piometra è la sterilizzazione.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn

Perché il cane starnutisce?

Proprio come gli esseri umani, anche i cani possono starnutire. Lo starnuto è un atto riflesso respiratorio, durante il quale si verifica una potente emissione di aria dai polmoni. Se negli uomini in genere, la causa scatenante può essere attribuita ad un banale raffreddore, nei nostri fedeli amici a quattro zampe può rivelare una patologia di altra natura.

Cause principali

  • Un corpo irritante o estraneo, che si tratti di polvere, un forasacco, un filo d’erba, un insetto o un po’ di terra, un cane starnutirà per espellere questo corpo estraneo. Inoltre, se gli starnuti continuano a persistere vorrà dire che il corpo estraneo è ancora bloccato all’interno delle cavità nasali.
  • Allergie: quando le narici vengono irritate da un allergene come ad esempio il polline.
  • Eccessiva eccitazione: capita principalmente con i cani di piccola taglia ed è un loro modo di comunicare a noi o al compagno di gioco che si stanno divertendo. Quindi se lo fa solo quando gioca o è eccitato non c’è da preoccuparsi.
  • Un’infezione del sistema respiratorio: possono essere causate da batteri o virus che andranno a causare una rinite infettiva. Spesso si presentano in corso della malattia conosciuta come tosse dei canili. In questi casi si dovrà intervenire con una terapia medica specifica.
  • Un dente malato: un’infezione di un premolare o di un molare, che hanno le radici vicino alle cavità nasali, può causare starnuti.
  • Un tumore nasale: causa più comune nei cani con il naso lungo, può arrivare a distruggere la struttura del naso e a compromette la respirazione.
  • Aspergillosi: si tratta sempre di un’infezione, ma questa volta è causata da un fungo, per l’esattezza è conseguenza dell’inalazione delle spore del fungo. In questo caso si avranno come sintomi anche dolore, sanguinamenti dal naso, secrezione nasale e muso gonfio.
  • Starnuto inverso nei cani: per l’esattezza si tratta di un suono che è tra il grugnire e il russare e, al contrario dello starnuto classico, l’aria viene risucchiata attraverso il naso.

Come ci si deve comportare?

Importante è cercare di capire la possibile causa, nel caso in cui il cane inizi a starnutire dopo essere stato a giocare in un campo o in un prato, specie nella stagione estiva, il sospetto numero uno dovrebbe proprio ricadere sui minacciosi forasacchi. In questi frangenti non è opportuno attendere l’evolversi della situazione ma è bene rivolgersi il prima possibile al proprio veterinario di fiducia.
Negli altri casi sarebbe sempre opportuno rivolgersi al proprio veterinario che potrà decidere, in base alla descrizione della sintomatologia, come continuare l’iter diagnostico decidente per un tampone nasale e/o una rinoscopia.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn

Insufficienza renale nei cani: benazepril e aspettative di vita

L’insufficienza renale cronica è una patologia che colpisce spesso i cani a partire dai 6/7 anni di età, anche se più frequente nei gatti, ha un’importante percentuale d’incidenza anche nei cani ed è la terza principale causa di morte dei soggetti anziani.
I reni perdono la loro funzionalità per un’alterazione della normale architettura dovuta la maggior parte delle volte dall’avanzare di processi degenerativi oppure dalla comparsa di processi neoplastici.

Le principali conseguenze della perdita della funzione renale sono le seguenti:

  • ritenzione di sostanze azotate (azotemia/uremia);
  • ritenzione di fosforo e mancanza di attivazione finale della vitamina D (iperfosfatemia/iperparatiroidismo renale secondario/osteodistrofia renale);
  • perdita di proteine (sindrome nefrosica/trombosi);
  • diminuzione del riassorbimento del bicarbonato e dell’escrezione dei protoni (acidosi metabolica);
  • diminuzione della sintesi di eritropoietina (anemia non rigenerativa);
  • alterazione della capacità di concentrazione dell’urina (isostenuria/ipostenuria/ipertensione arteriosa);
  • mancanza di escrezione di potassio.

Riduzione dell’aspettativa di vita nella malattia renale cronica

La prognosi dell’insufficienza renale cronica è generalmente negativa, anche se in molti casi, se i segni clinici e le conseguenze metaboliche non sono gravi, gli animali possono vivere per mesi o anni con una qualità di vita accettabile. È stato dimostrato che nei cani affetti da insufficienza renale cronica, un trattamento dietetico appropriato può migliorare significativamente la qualità della vita e aumentare l’aspettativa di vita fino a 3,2 volte. Con una dieta e degli integratori adeguati si possono migliorare:

  • l’escrezione di azoto dai reni;
  • incentivare l’escrezione di azoto e potassio attraverso l’intestino;
  • la protezione glomerulare;
  • controllo dell’acidosi.

Oltre ad un’alimentazione specifica e ad integratori, che possono aiutare nel prolungare la vita al cane, si può utilizzare anche il benazepril che, come è stato visto da alcuni studi condotti, aiuta ad avere una minore proteinuria, una migliore condizione generale e un maggiore appetito, oltre a una minore perdita di peso rispetto ai cani del gruppo placebo. I tempi di sopravvivenza, anche se più lunghi nel gruppo del benazepril rispetto al gruppo placebo (rispettivamente 290 e 236), non differiscono in modo significativo.

Ricordo che per poter formulare una diagnosi, per impostare la terapia più adeguata a ogni caso specifico e sapere la prognosi vi dovrete rivolgere al vostro veterinario di fiducia per una visita completa, delle analisi del sangue, analisi delle urine e un’ecografia addominale.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn

Posso dare il cortisone al mio cane?

I cortisonici sono dei farmaci con cui impostare una terapia solo in determinati casi e mettendo su una bilancia i rischi e i benefici al fine di decidere se effettivamente serve in quello specifico protocollo terapeutico.

Perché viene prescritto il cortisone?

Per le loro proprietà antiinfiammatorie, i corticosteroidi sono una preziosa classe di farmaci, e vengono utilizzati per trattare le condizioni infiammatorie lievi, o per sopprimere l’infiammazione associata ad una risposta allergica.
Se assunti in dosi elevate, agiscono come farmaci immunosoppressori.
La maggior parte dei farmaci corticosteroidei prescritti sono sintetici e includono prednisone, prednisolone, dexametasone, triamcinolone e metilprednisolone.
Queste forme sintetiche sono molto più potenti delle forme naturali e in genere durano molto più a lungo, ma proprio per la maggiore aggressività e durata l’animale deve essere attentamente monitorato per ridurre al minimo i rischi di gravi effetti collaterali.

Come si possono ridurre gli effetti collaterali?

Fortunatamente si possono seguire alcune semplici linee guida per tentare di minimizzare gli effetti collaterali, come ad esempio:

  • Evitare di utilizzare i glucocorticoidi ogni giorno, salvo quando necessario. Soltanto le malattie immune-mediate pericolose richiedono l’uso quotidiano di steroidi giornalieri mentre la maggior parte dei protocolli richiede l’uso quotidiano di cortisone solo durante la fase iniziale di trattamento. Se il vostro cane sta assumendo corticosteroidi per ridurre il prurito o per il dolore muscoloscheletrico, cercate di somministrarli a giorni alterni o fatevi consigliare una combinazione di trattamento alternativa.
  • Se il vostro cane richiede più di tre o quattro mesi di cortisone, la condizione dovrebbe essere riesaminata o preferire altre opzioni di trattamento meno aggressive.
  • Cani in cura con corticosteroidi a lungo termine devono essere monitorati con esami trimestrali e con colture di urina e sangue ogni sei mesi.

I corticosteroidi sono farmaci spesso indispensabili per salvare e migliorare la qualità della vita di molti cani. Collaborando con il veterinario, potete utilizzare in modo sicuro questi farmaci e dare al vostro cane sollievo e le cure di cui ha bisogno e che merita. Non prendete mai decisioni da soli e lasciatevi seguire e consigliare da un professionista.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn

I cortisonici e i loro effetti collaterali

Iniziare una terapia cortisonica non è mai una decisione da prendere alla leggera e sicuramente non è mai una scelta che il proprietario di un cane dovrebbe prendere in autonomia. Indubbiamente il cortisone è un valido alleato in molte situazioni e alcune volte risulta indispensabile, ma non dovrebbe mai essere utilizzato come prima opzione terapeutica e comunque non prima di avere una corretta diagnosi della problematica in atto.

Che cosa sono i cortisonici?

I cortisonici sono farmaci antinfiammatori e immunosoppressori, con struttura analoga ai corticosteroidi endogeni. Questi ultimi vengono sintetizzati nei surreni a partire dal colesterolo e sono suddivisi in due categorie: quella dei mineralcorticoidi e quella dei glucocorticoidi.
I cortisonici di sintesi hanno struttura simile a quelli endogeni e come tali si caratterizzano per la presenza dell’anello ciclopentanoperidrofenantrenico tipico del colesterolo e degli ormoni steroidei; sulla struttura base vengono effettuate delle sostituzioni a livello degli atomi di carbonio per esaltarne la potenza antinfiammatoria e ridurne gli effetti collaterali sul metabolismo intermedio.

Per che cosa possono essere utilizzati?

I cortisonici si trovano in preparazioni destinate all’uso topico (da applicare sulla pelle o sulle mucose), inalatorio, orale e sistemico (esteri solubili e come tali iniettabili). Le indicazioni terapeutiche di questi farmaci sono piuttosto numerose; tanto per citare qualche esempio, i cortisonici vengono classicamente impiegati in presenza di artriti, dolori ed infiammazioni articolari, dermatiti, reazioni allergiche, asma, rinite, lupus eritematoso sistemico, epatite cronica autoimmune e malattie infiammatorie intestinali. Il loro utilizzo rimane comunque palliativo, cioè destinato ad attenuare i sintomi di una malattia senza rimuoverne la causa.

Quali effetti collaterali presentano?

  • Determinano ritenzione di sodio aumentando l’escrezione del potassio, la quale cosa porterà a: ipertensione, edemi, ritenzione idrica, ipokalemia (livello basso di potassio nel sangue)
  • Riducono l’assorbimento intestinale di calcio antagonizzando il trasporto mediato dalla vitamina D. Allo stesso tempo ne aumentano l’escrezione portando ad avere problemi di osteopenia.
  • Aumentano la glucogenesi, ovvero la sintesi del glucosio a partire dagli aminoacidi e diminuiscono l’utilizzazione periferica di glucosio, causando così: iperglicemia, insulino resistenza, diabete mellito.
  • Aumentano il catabolismo proteico tranne nel cuore e nel sistema nervoso centrale con conseguente atrofia muscolare, fragilità capillare, ritardata guarigione delle ferite.
  • Aumentano il catabolismo dei lipidi, per cui si innalzano gli acidi grassi liberi e i corpi chetonici nel sangue che si manifesterà con una redistribuzione del grasso corporeo, che andrà ad accumularsi a livello del viso, del collo e dell’addome, mentre si ridurrà a livello degli arti dando ipotrofia muscolare.
  • Possono dare fenomeni psicotici per elevazione del tono dell’umore, insonnia mattutina che si trasformeranno in sintomi depressivi alla sospensione.
  • A livello ematico determinano aumento dei globuli ossi ed emoglobina, aumentano i neutrofili e riducono il numero dei linfociti (azione antilinfoblastica).

Da questa lista lunga lista è facile intuire come prima di decidere di iniziare una terapia cortisonica si devono valutare i pro e i contro dell’effettivo benefico e degli eventuali effetti collaterali e mai una decisione del genere dev’essere presa di spontanea volontà da parte del proprietario del cane, ma dovrà sempre seguire il consiglio del veterinario che dovrà monitorare il prosieguo della terapia.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn

Ascite nel cane: i consigli del veterinario

L’ascite del cane è un disturbo che causa riversamento di liquido nell’addome causandone un gonfiore alquanto evidente. Si tratta di una patologia piuttosto seria che dev’essere trattata tempestivamente per fare in modo che la situazione non peggiori.

Che cos’è l’ascite?

Con ascite s’intende letteralmente accumulo di liquido in addome, quando questo si accumula in quantità importante può portare anche difficoltà respiratorie poiché la cavità addominale aumenterà di volume e comincerà a premere sul diaframma, il muscolo responsabile del controllo del respiro, e conseguentemente sugli organi toracici. Solitamente l’ascite rappresenta il sintomo di una patologia più grave per questo è fondamentale rivolgersi al proprio veterinario per iniziare un iter diagnostico ed individuare così la causa primaria ed evitare che il quadro peggiori.

Sintomi dell’ascite

I sintomi che osserviamo in caso di ascite sono:

  • Gonfiore addominale;
  • Letargia;
  • Perdita d’appetito;
  • Vomito;
  • Aumento di peso;
  • Dolore addominale quando si sdraia il cane.

Cause

Le cause più frequenti di ascite nel cane sono:

  • Livelli bassi di proteina nel sangue;
  • Insufficienza cardiaca;
  • Traumi con rottura di organi interni;
  • Disturbi della coagulazione;
  • Tumori che sanguinano;
  • Malattie del fegato;
  • Peritonite (ovvero infiammazione del peritoneo);
  • Disturbi renali.

Come si cura l’ascite?

Non c’è una terapia unica per la risoluzione dell’ascite, questo perché si tratta di un sintomo, quindi si deve come prima cosa individuare la causa sottostante e poi trattare direttamente quella per poter risolvere anche la raccolta di liquido in addome. Quindi si procederà ad accertarsi della presenza di liquido attraverso radiografie e/o un’ecografia, per via ecoguidata si può raccogliere un campione del liquido che potrà essere analizzato per poterne capire l’origine.
Fondamentale è non prendere sotto gamba questa problematica, ma anzi sfruttarla per poter fare una diagnosi il quanto più rapidamente possibile per capire la causa primaria e cominciare a trattarla e assicurare così al proprio amico a quattro zampe una qualità di vita migliore.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinario Barkyn

Sangue nelle feci del cane: cause e i rimedi

Colore del sangue nelle feci del cane

Valutare se nelle feci del nostro Amico sono presenti delle tracce ematiche, non è sempre facile. Il colore può variare in base al fatto se: il sangue si presenti digerito o meno. Le feci con presenza di sangue digerito (chiamata melena) si presentano di color nero catrame, derivante dalla digestione dell’emoglobina all’interno di stomaco e duodeno. Per il proprietario risulta invece ,ben più facile riconoscere la presenza di sangue non digerito, in quanto si presenta sotto forma di sangue fresco brillante. La presenza di sangue fresco nello feci è chiamata ematochezia.

Cause di ematochezia nel cane

La presenza di sangue fresco ci fa sospettare una provenienza dall’ultimo tratto dell’apparato digerente: grosso intestino, retto, ano o sacchi perianali.
Pertanto le principali cause di ematochezia possono essere:
• coliti (causate da bruschi cambiamenti di dieta/imprudenze alimentari/ da stress)
• parassitosi (Ancilostomi o coccidi)
• neoplasie
• corpi estranei o costipazioni (sforzi eccessivi nella defecazione)
• cause infettive
• fistole perianali
• intossicazione da rodenticidi (anticoagulanti)

Cause di melena nel cane

Una volta accertata la presenza di sangue digerito, il veterinario provvederà ad individuare le probabili origini della lesione primaria. Oltre a stomaco e piccolo intestino, il sangue digerito può avere origine da lesioni dell’apparato respiratorio; le quali possono portare il cane ad espettorare sangue in cavità orale e subito ingoiarlo, per poi seguire il comune transito intestinale e finire completamente digerito nelle feci.
Per questo motivo non deve stupir se fra le cause di melena vengono anche problemi extra gastrointestinali.
La melena può essere indicativa di:
• lesioni orali, nasofaringee o polmonari
• esofagiti
• ulcere gastriche o duodenali
• malattia intestinale infiammatoria
• malattie infettive (Parvovirus, Salmonella, Campylobacter…)
• parassitosi (Ancilostomi)
• neoplasie (mastocitoma, gastrinoma, adenocarcinoma)
• corpi estranei
• avvelenamenti da anticoagulanti

Infine anche la somministrazione di carne cruda può causare la presenza di melena, in questo caso fisiologica per il cane, in quanto semplicemente digerisce del sangue (emoglobina) contenuto nel suo pasto crudo, ad ogni modo il sintomo scompare pochi giorni dopo il passaggio ad una dieta commerciale o cotta.

Rimedi e prevenzione per il sangue nelle feci del cane

Il trattamento dei pazienti con melena o ematochezia varia in base alle condizione generali del cane e alla causa sottostante. Ad esempio: il trattamento per un cucciolo con gastroenterite emorragica da parvovirus, richiederà una ospedalizzazione con aggressive cure di supporto alle funzioni vitali, mentre una comune melena causata da ulcere gastriche, non complicate, potrà essere gestita tramite cure domestiche con protettori della mucosa gastrica e antiacidi.
Come prevenzione dalle parassitosi si consiglia di effettuare trattamenti antiparassitari regolari nel corso dell’anno.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Lipoma nel cane

Come si presenta un lipoma?

In genere si tratta di una neoformazione di consistenza molle-elastica, ben circoscritta, mobile perché non adesa ai tessuti circostanti. Le sue dimensioni possono essere molto variabili e le sedi più frequenti sono il torace, l’addome e le zampe.
Purtroppo tale descrizione non è riconducile sempre e soltanto al lipoma, bensì altre neoformazioni anche maligne, possono avere un aspetto simile, per questo motivo: è sempre necessario ricorrere ad un esame citologico di ogni nodulo riscontrato al proprio cane.

Cos’è un esame citologico?

La citologia è un esame decisamente poco invasivo, ma molto efficace per la diagnosi di lipoma. Consiste nel prelievo di alcune cellule tumorali tramite un sottile ago, le quali andranno fissate su un vetrino e successivamente osservate al microscopio.

Quali cani sono più colpiti?

Non esistono delle vere razze predisposte, tuttavia studi clinici dimostrano che i cani con maggior incidenza di lipomi sono i soggetti anziani, sterilizzati e con tendenza all’obesità.

Quando è Necessario Rivolgersi ad un Veterinario?

Purtroppo non è mai possibile fare diagnosi di lipoma basandosi sulle semplici informazioni quali: posizione, consistenza e mobilità del nodulo, pertanto ogni volta che al tatto riscontriamo una massa/nodulo sulla cute o sottocute del nostro animale, dobbiamo sempre affidarci alle cure del proprio veterinario, il quale potrà allestire un prelievo cellulare, da far analizzare in laboratorio. Oltre al lipoma, purtroppo devono essere escluse tante altre diagnosi ben meno augurabili.

Trattamento per il Lipoma Canino

Nella maggior parte dei casi, a seguito di una diagnosi citologica di lipoma, non è necessaria una conferma tramite istologia e pertanto il nodulo di grasso può rimanere al suo posto. In alcuni casi però il tumore può raggiungere dimensioni tali da richiederne necessariamente l’asportazione chirurgica. L’operazione di rimozione, non è invasiva e può richiedere una blanda sedazione o un’anestesia totale del paziente a seconda dei casi. In genere è possibile eseguire il tutto in poche ore di day hospital, al seguito delle quali potremo riavere il nostro Amico ben sveglio e scodinzolante.

5 Cose Importanti da Sapere sui Lipomi

• mai sottovalutare un nodulo sottocutaneo e sempre eseguire una citologia
• lipomi presenti in sedi particolari quali zampe o ascelle andrebbero rimossi preventivamente al fine di evitare problemi nell’andatura o alla futura chirurgia nei casi in cui tumori dovessero raggiungere dimensioni considerevoli
• nel corso della vita del cane, il lipoma va sempre monitorato clinicamente affinché non cresca eccessivamente
• se ha la tendenza a crescere molto, va asportato chirurgicamente
• a seguito della diagnosi di lipoma è preferibile rivedere la dieta del proprio cane

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Raffreddore nel cane: come comportarsi in questa situazione?

Il raffreddore è una patologia che apparentemente non crea troppi problemi nei cani che ne soffrono, ma non dev’essere sottovalutata poiché potrebbe aggravarsi e portare a situazioni più gravi come ad esempio tosse, bronchite o tracheite.
I cani ne sono particolarmente soggetti per via dello stile di vita che fanno, questo perché con le passeggiate, soprattutto nel periodo invernale, sono sottoposti a continui cambi di temperatura.

Sintomi principali

I sintomi sono molto simili a quelli da cui siamo affetti noi persone, ma si deve porre particolare attenzione al fatto che per i nostri amici a quattro zampe è più invalidante poiché per loro l’olfatto ha un’importanza rilevante ed avere qualcosa che ne limita la funzionalità compromette la sua stessa capacità di relazionarsi con l’ambiente. Grazie al naso loro si orientano, conoscono ed esplorano e averlo poco funzionante può portare a conseguenze anche serie, come ad esempio smettono di mangiare poiché non sentono più l’odore del cibo.
Altri sintomi che potrebbero comparire sono la febbre, di solito non a temperature troppe elevate, gli starnuti, colpi di tosse e aumento della lacrimazione, scolo nasale a seguito dell’aumento della produzione di catarro, dolori muscolari e cambio di comportamento.

Trattamento

Generalmente si tratta di una problematica che si risolve da sola nell’arco di 3-4 giorni, nei quali sarebbe opportuno evitare che subisca bruschi cambi di temperatura, evitare di portarlo a passeggio nelle ore più fredde ed umide, mantenerlo idratato ed offrire dei pasti a temperatura ambiente o leggermente scaldati per renderli più profumati. Se dopo circa una settimana i sintomi non rientrano sarebbe opportuno rivolgersi al proprio veterinario di fiducia per improntare una terapia più specifica con l’intento di risolvere la situazione. Questo è necessario anche per escludere che non peggiori la situazione in patologie più gravi.

Dott.ssa Aurora Busti
Medico Veterinaria Barkyn