6 tipi di frutta che il tuo cane puó mangiare (e quelli che deve evitare!)

Che frutta posso dare al mio cane?

Ci sono diversi frutti che sono sicuri per i cani, essendo inclusi nella formulazione di diverse crocchette, grazie al loro alto contenuto di vitamine, minerali, caroteni e fibre. 6 esempi di questa tipologia sono: mela, banana, pera, pera, pesca, anguria e mango. Questi frutti devono essere dati a pezzettini o a fette o anche schiacciati. Nei giorni caldi, possono essere congelati e somministrati come “spuntino rinfrescante e salutare”.

 

Come posso dare questi frutti al mio cane?

Anche se i cani possono mangiare i 6 frutti indicati sopra,  la verità è che è necessario prendere alcune semplici precauzioni: 

 

  • Precedente rimozione dei semi e dei noccioli: non si devono mai dare i noccioli ai cani, perché oltre al pericolo di creare lesioni lungo il tratto gastrointestinale e di causare possibili ostruzioni, sono anche ricchi di sostanze potenzialmente tossiche, come nel caso del cianuro.
  • Quantità fornita: i frutti sono un apporto calorico supplementare rispetto alle crocchette, essendo abbastanza ricchi di zuccheri, che possono nuocere alla salute del tuo cane, se dati in eccesso. La regola di base, trasversale a qualsiasi “spuntino”, è che non deve rappresentare più del 10% delle calorie ingerite previste per la giornata.

 

Quali sono i “frutti proibiti”?

Ci sono alcuni frutti che mettono a rischio la salute dei nostri cani. 2 esempi sono l’uva che può causare insufficienza renale e l’avocado, che contiene una sostanza chiamata “persina”, che provoca vomito e diarrea. Gli agrumi, come l’arancia e il limone, anche se non sono tossici, vanno evitati, perché aumentano l’acidità gastrica, e possono provocare infiammazione dello stomaco (gastrite), soprattutto negli animali più sensibili.

Mangimi per cani: come leggere le etichette nutrizionali

Etichette dei mangimi: come sono fatte

Se giriamo la confezione, come prima cosa di cui dovremmo andare alla ricerca è una tabella con valori percentuali, chiamata Dichiarazione Analitica. Al suo interno possiamo scoprire le percentuali di proteina grezza, grassi grezzi, fibra grezza e ceneri (componente minerale) contenute all’interno dell’alimento. Idealmente è preferibile scegliere un mangime con basso tenore in ceneri, tuttavia tale valore deve essere sempre messo in relazione alla percentuale proteica, in quanto alcuni mangimi con alto valore proteico hanno necessariamente un maggior numero di ceneri.

Come calcolare la percentuali di carboidrati?

Per legge i produttori, non sono tenuti a dichiarare la percentuale di carboidrati, ecco perché non la ritroviamo in tabella, ma tale valore può essere calcolato tramite la formula:

% CARBOIDRATI = 100 – (Proteine -Grassi-Fibre -Ceneri – 14%Acqua)

Il calcolo della formula tiene in conto un 14% di acqua, come valore medio contenuto all’interno delle crocchette.
E’ inutile incaponirsi per trovare una crocchetta completamente priva di carboidrati, non esiste. Obbligatoriamente una crocchetta, per esser prodotta, ha bisogno di una percentuale minima di carboidrati, senza la quale non sarebbe possibile la sua produzione. Una crocchetta formata esclusivamente da carne e verdura, non esisterebbe, poiché non riuscirebbe a rimanere integra ma finirebbe per sgretolarsi.

Come leggere la lista degli ingredienti

Una volta letta la Dichiarazione analitica, tali informazioni, devono essere integrate con la lista degli alimenti. Per legge, gli ingredienti devono essere elencati in ordine decrescente, a partire dall’ingrediente maggiormente presente nella crocchetta, fino l’ingrediente presente in minore traccia.
Va da sé, che andrebbero evitati i mangimi, dove come prima fonte leggiamo: “Cereali” o ingredienti diversi da fonti proteiche.
Come regola generale, vige il concetto che è preferibile evitare mangimi con diciture vaghe sull’origine degli ingredienti, come: “carne e derivati”, “proteine animali” o “sottoprodotti della molitura”; preferendo una lista di ingredienti dove viene mostrato chiaramente al compratore l’origine della fonte proteica e il suo stato, come per esempio: “proteine di pollo disidratate” o “pollo fresco”.

Proteine grezze

Per la produzione di un mangime si tengono in considerazione le linee guida stilate della FEDIAF (The Europena Pet Food Industry Federation), la quale stabilisce  le componenti minime per un mangime completo, in base alla fase di vita del cane: ad esempio per un cane adulto il valore minimo di proteine sono il 18%. Qualsiasi mangime deve avere un valore proteico che vada ben oltre i valori minimi di proteina, almeno 22-24% nell’adulto, mentre ad esempio le diete ad alto valore energetico hanno percentuali proteiche che vanno dal 28 al 33%.

Grassi grezzi

I grassi rappresentano un’importante fonde di energia per il cane. Un buon mangime secco dovrebbe averne intorno ai 10-20%, in base alle necessità e allo stile di vita del cane. I mangimi light (destinati solo a cani con problemi di peso)  sono caratterizzati da percentuali ben minori, al fine di promuovere la perdita di peso.

Fibra grezza

La fibra grezza rappresenta la componente di crocchetta che il cane non riesce in parte a digerire, tuttavia svolge un  ruolo funzionale importantissimo nella digestione di un mangime. Di fatti un mangime con poche fibre potrebbe generare una diminuzione della peristalsi intestinale e causare costipazione, al contrario, troppe fibre potrebbero causare una minore permanenza del cibo nell’intestino, con minore possibilità di assorbire i nutrienti della dieta e feci molli.

Ceneri grezze

Le ceneri della dieta sono rappresentati dai sali minerali, la parte inorganica di una dieta come calcio, fosforo, ferro, zinco, selenio, sodio, potassio… Per legge non è stabilito un valore minimo da rispettare e la loro quantità deve essere sempre messa in rapporto alla percentuale proteica della specifica dieta secca.

Additivi

All’interno di questa categoria sono incluse molte sostanze: dalle vitamine e probiotici, agli additivi tecnologici, come i conservanti . Alcuni additivi come le vitamine sono fondamentali nelle crocchette poiché in maggior parte vengono perse con la cottura e quindi necessitano di essere aggiunte a fine lavorazione.

 

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario

Crocchette grain free: è l`opzione migliore per il mio cane?

grain free

Qual è l’origine delle crocchette grain free?

 

Le diete grain free sono nate per rispondere alle richieste dei proprietari più scrupolosi, così come la dieta BARF, che pretendevano maggior attenzione sulla qualità dei prodotti che mettiamo nelle ciotole dei nostri cani. Da anni, molte ditte di mangimi cercano di abbattere i costi di produzione, aumentando le percentuali di carboidrati della crocchetta, a scapito della componente proteica: ne sono un esempio le crocchette a basso costo o quelle da discount. In tale tipo di alimento sulla lista degli ingredienti la voce “cereali” è la prima a comparire.
Nelle diete grain free, se giriamo la confezione come prima voce troveremo la dicitura “carne”, sta ad indicare che la componente preponderante di quel mangime sono le proteine. Le crocchette grain free lasciano stupiti per l’elevata percentuale di proteine, ciò nonostante va sottolineato che una parte di tale valore è rappresentato anche dalle proteine di origine vegetale quali piselli, lenticchie, ceci, soia ecc… che si sommano a quelle delle di origine animale.

Il cane è capace di digerire i cereali presenti nelle crocchette?

C’è chi considera il cane un lupo, chi lo considera un lontano parente. Anche se stentiamo a crederlo, la convivenza con l’uomo nel corso dei millenni ha inevitabilmente innescato cambiamenti comportamentali, morfologici e nutrizionali. Per centinaia di anni il cane, alimentato con gli avanzi dell’uomo, si è adattato e ha sviluppato enzimi digestivi atti alla trasformazione dei carboidrati, passando da carnivoro, ad essere considerato un carnivoro opportunista: capace di digerire anche i cereali. La definizione di carnivoro opportunista non deve però trarci in inganno: non dobbiamo considerare il cane come uno spazzino della tavola, le nostre pessime abitudini alimentari non devono essere anche quelle del nostro amico a quattro zampe! Ricordiamoci che la nostra dieta onnivora mal si presta alla dieta del nostro cane.

Tutti i cani devono mangiare mangimi grain free?

Le grain free nascono per soddisfare le esigenze dei proprietari che prediligono un’alimentazione ancestrale, che maggiormente possa riportare la dieta del proprio cane a quella originale carnivora.
Altri casi in cui il passaggio ad un’alimentazione senza cereali può essere consigliato, sono la presenza di problematiche gastrointestinali croniche legate alla difficoltà digestiva: diarrea, flatulenza, aumentati borborigmi. Ogni cambio alimentare va sempre valutato con la supervisione di un medico veterinario, l’unico capace di proporvi la miglior scelta nutrizionale adatta alle condizioni di salute del vostro cane.

Le grain free della Barkyn: quali opzioni?

La Barkyn offre ai propri clienti a quattro zampe la possibilità di scegliere fra le varianti pollo o salmone, in base alle necessità del singolo cane (preferenze  per carne e pesce o intolleranze alimentari). Il pollo essendo carne bianca risulta molto appetibile e di facile digestione. Il salmone, un alimento ricco in omega 3, può essere raccomandato in caso di dermatosi, intolleranze o semplicemente per garantire al nostro Amico una pelle in salute  e pelo lucente!

Dott.ssa Troli Alessia

Medico Veterinario

La dieta BARF: pro e contro

dieta barf cane

Cos’è la dieta BARF?

La BARF (Biologically Appropriate Raw Food) è un’alimentazione sostanzialmente basata sulla somministrazione di carne cruda e delle cosiddette “ ossa polpose”: ossa con ancora molta carne adesa con la funzione di protezione de tratto gastroenterico. Generalmente, si preferisce usare ossa di piccoli animali come pollo, coniglio o quaglia, potendole offrire intere oppure macinate. La BARF non è solo carne cruda ma viene associata a organi di vario tipo, trippa, frutta, uova, latticini, verdura, oli ed erbe aromatiche seppur in quantità ridotte rispetto la percentuale di carne. L’integrazione dei carboidrati dipende dalla scuola di pensiero: c’è chi preferisce attenersi ad una alimentazione strettamente carnivora, e chi esce dalle linee aggiungendo carboidrati sotto forma di patate e legumi, entrambi ovviamente cotti.

La filosofia della BARF

I promotori della dieta cruda, i cosiddetti “barfisti” amano fare della dieta del proprio cane un vero stile di vita. L’intento è quello di offrire al proprio Amico una alimentazione naturale, senza interferenze di cotture o integrazione chimica, sfruttando al meglio i valori nutritivi di ogni ingrediente presente nella ciotola del cane. Tutto ciò richiede molta dedizione, impegno e la consulenza di un buon nutrizionista veterinario.

 

Quali sono i vantaggi dell’alimentazione BARF?

  • Non ricevendo trattamenti termici alcune sostanze nutritive come le vitamine del gruppo A e B, rimangono totalmente disponibili all’organismo.
  • Maggiore digeribilità delle proteine crude: solitamente i proprietari di cani “barfisti” notano una riduzione del la quantità di feci prodotte, segno di una ottima digestione.
  • Possiamo sapere quello che il nostro cane sta mangiando, essendo noi stessi a poter scegliere sia il tipo che la provenienza della carne da offrire al nostro animale.
  • Trattandosi di una dieta fresca non prevede alcun aggiunta di additivi.

Quali sono i contro della dieta BARF?

Nella BARF è assolutamente sconsigliato il “fai da te”, è importante affidarsi ai consigli di un medico veterinario, per impostare la dieta più idonea ai fabbisogni del proprio animale. I rischi maggiori nel seguire la dieta BARF senza supervisione possono essere:

  • Ipovitaminosi del gruppo A, E e D
  • Carenza di oligominerali quali zinco, rame e iodio
  • Una dieta con eccessivo contenuto di grassi
  • Alterazione del rapporto calcio- fosforo che richiede maggior attenzione per anziani e cani in accrescimento
  • Rischio di contaminazione microbiologica da batteri, virus o parassiti presenti sulla carne. Essi  posso rappresentare un potenziale rischio per animali e persone che li manipolano
  • Comparsa di stipsi legata all’eccessivo consumo di ossa nella dieta
  • Comparsa di feci molli se, al contrario del punto precedente, eccediamo nella percentuale di organi offerti nella razione
  • Tireotossicosi: consiste in un patologico aumento nel sangue dei livelli tiroidei, indotto da un’errata scelta di parti anatomiche come collo, testa o trachea che potrebbero portare con se residui del tessuto tiroideo dell’animale macellato

Dott.ssa Troli Alessia 

Medico Veterinario Barkyn

Multivitaminici per cani

Cos’è un multivitaminico?

Proprio come indica la parola “multi-vitaminico”: stiamo parlando di un prodotto composto prevalentemente da uno o più gruppi vitaminici. Nella maggior parte dei casi, l’aumento del fabbisogno vitaminico viene “potenziato” dall’aggiunta di altri nutrienti complementari. Per questo motivo in molti integratori venduti come multivitaminici, possiamo riscontrare l’aggiunta di: minerali, amminoacidi o acidi grassi essenziali.
Una conoscenza utile al fine di evitare una “doppia somministrazione” di minerali, acidi grassi o aminoacidi, nel caso in cui il cane le stesse già assumendo in precedenza.

Quando è necessario ricorrere ad un multivitaminico?

I mangimi complementari nascono dall’esigenza di fornire un adeguato apporto di vitamine ,in casi di animali fortemente debilitati, i quali devono supportare un sistema immunitario, purtroppo spesso compromesso dalla malattia.
Tuttavia i multivitaminici sono consigliati anche per aiutare il cane ad affrontare i periodi di stress (trasferimenti, mostre, gare e sport intensi) o in situazioni parafisiologiche di aumentato fabbisogno energetico, come la gravidanza o l’allattamento. Le richieste energetiche di una cagna in allattamento possono aumentare di 3-4 volte rispetto il normale.

Riassumendo, un buon multivitaminico è consigliato in caso di:

• stati di debilitazione dell’animale
• convalescenza dopo interventi chirurgici
• malattie infettive
• alterazioni metaboliche
• digiuno prolungato
• età avanzata
• accrescimento
• gravidanza e allattamento

Cosa sono le vitamine e a cosa servono?

Nonostante le piccolissime quantità richieste dall’organismo (i dosaggi si aggirano nell’ordine milligrammi e microgrammi), le vitamine sono micronutrienti essenziali alla vita dell’animale.
Purtroppo non tutti gruppi di vitamine riescono ad essere prodotte dall’organismo dal cane, pertanto la maggior parte di esse devono essere necessariamente presenti all’interno della dieta.
Le vitamine svolgono ruoli diversi e molto importanti per la salute dell’organismo:
• partecipano come coenzimi per la produzione di energia
• sono potenti antiossidanti, in grado di proteggere le strutture cellulari contro i tanto temuti radicali liberi
• intervengono nella regolazione ormonale,
• partecipano alla crescita di strutture quali: ossa, capelli e denti
• permettono un corretto funzionamento della vista e del sistema nervoso

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Carenza di magnesio nei cani: sintomi, cause e soluzioni

Le funzioni biologiche del magnesio

Il magnesio risulta un elemento essenziale per:
• produrre energia (partecipa alla formazione dell’ ATP)
• proteggere e regolare l’attività del sistema nervoso
• regolare la secrezione di adrenalina e alleviare i crampi muscolari
• regolare il ritmo cardiaco e il pH del sangue
• migliorare l’assimilazione di fosforo, calcio e potassio
• partecipa alla sintesi di centinaia di enzimi

Cause di ipomagnesemia:

• diarrea cronica
• grave malnutrizione o diete non bilanciate
• gravi malattie da malassorbimento intestinale
• assunzione di farmaci nefrotossici
• diabete mellito
• uso di diuretici (farmaci assunti per il drenaggio dei fluidi corporei)
• eccessiva escrezione di calcio attraverso le urine

Come capire se il nostro cane ha una carenza di magnesio?

Sebbene i sintomi dell’ipomagnesemia sono aspecifici e non riconducibili esclusivamente a tale carenza, è importante avere un quadro dettagliato della storia clinica del cane (anamnesi) ed essere supportati da dati oggettivi di laboratorio, al fine di escludere altre patologie.
La carenza di magnesio può essere rilevata rivolgendosi al proprio veterinario per richiedere un semplice esame del sangue.

Sintomi

Dal punto di vista clinico, i sintomi più comuni sono:
• problemi muscolari (tremori, miopatie, rigidità muscolare)
• atassia (incoordinazione muscolare)
• cambiamenti del comportamento (nervosismo, irritabilità, insonnia)
• apatia, ottundimento del sensorio
• crisi convulsive (generalmente poco probabili nei cani che seguono una dieta commerciale bilanciata)

Come posso aiutare il mio cane?

Il trattamento deve tenere in considerazione la causa principale e la gravità dell’ipomagnesemia.
In casi di malnutrizione e grave carenza minerale, il magnesio deve essere reintegrato nel più breve tempo possibile e il paziente necessiterà della terapia intensiva.
Nei casi meno gravi la carenza di minerali può essere corretta tramite la somministrazione orale di integratori. A fine di non eccedere nelle dosi, dobbiamo prestare attenzione alle altre interazioni che il cane già assume: spesso il magnesio è già contenuto in moltissimi integratori, come ad esempio quelli prodotti per la nutrizione delle articolazioni.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Crocchette per cani con problemi al cuore

Diete per cardiopatici: in cosa sono diverse?

Prima di parlare dei vantaggi di queste diete, è necessario puntualizzare che: le diete commerciali per cardiopatici nascono allo scopo di coadiuvare la terapia farmacologia e in nessun modo, possono andare a sostituire la terapia medica impostata dal proprio Medico Veterinario.
Seppur privo di molecole farmacologiche, l’alimento per cardiopatici si compone di specifiche riduzioni o integrazione di nutrienti allo scopo di supportare al meglio un apparato circolatorio in difficoltà.
Queste diete di prescrizione presentano:
• restrizione della quantità di sodio
• integrazione dei livelli vitaminici del gruppo B
• maggior presenza di taurina, carnitina, antiossidanti o acidi grassi omega 3

I benefici della dieta per cardiopatici

Il ridotto apporto di sale aiuta a contrastare la ritenzione di liquidi, agevolando il lavoro cardiaco e riducendo il rischio di ipertensione.
L’integrazione di taurina e L-carnitina supportano la muscolatura cardiaca e la sua potenza di contrazione.
Infine gli omega 3 sono i necessari antiossidanti, che aiutano a neutralizzare i radicali liberi dell’organismo.

Pro e contro di una dieta commerciale per cani cardiopatici

Il vantaggio indiscusso di queste diete commerciali è quello di: avere la certezza di somministrare un alimento bilanciato e studiato in base alle specifiche esigenze nutrizionali di un cane cardiopatico. Una volta scelta la dieta commerciale, non dovranno essere somministrate altre integrazioni nutrizionali in compresse, al di fuori delle ben già numerose compresse della terapia cardiaca.
Un paziente cardiopatico può arrivare a prendere anche 10 compresse al giorno, e in alcuni cani come quelli inappetenti, non dover aggiungere le integrazioni alimentari può fare la differenza.
Lo svantaggio della dieta è rappresentato dal fatto che risulterà sempre meno appetibile, rispetto una dieta casalinga fresca e che in alcuni casi non riuscirà a conciliare altre necessità nutrizionali legate ad eventuali patologie concomitanti nello stesso cane.

I consigli del veterinario

Aldilà di una adeguata terapia medica e una corretta alimentazione, nei soggetti cardiopatici il peso forma gioca un ruolo fondamentale per allungare l’aspettativa di vita del cane.
• Sia la cachessia che l’obesità devono essere corrette.
I cani cardiopatici possono essere restii a mangiare l’intera razione giornaliera di crocchette, pertanto possono essere spronati tramite:
• la somministrazione di pasti piccoli, ma frequenti
• l’aggiunta di pochissima carne cotta senza sale o cibo umido
• bagnando le crocchette con acqua tiepida per qualche minuto

Attenzione agli extra

Bisogna prestare attenzione all’uso di alcuni bocconcini quali affettati, formaggi, snack o avanzi di cucina utilizzati come “veicolo” per la somministrazione delle compresse, in quanto ricchi di sodio.
Per cui anche animali che seguono una dieta ideale, ai quali vengono offerti questi tipi di possono arriva ad ingerire dosi di sodio eccessivamente altee rendere vana la scelta di una dieta specifica per cani cardiopatici.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

I cuccioli possono mangiare cibo per adulti?

Il cibo Puppy in cosa è diverso?

Le crocchette Puppy devono soddisfare appieno le richieste nutrizionali di un cucciolo, che come possiamo immaginare, sono ben maggiori rispetto a quelle di un cane adulto.
L’esponenziale crescita corporea dei primi mesi di vita del cucciolo (soprattutto nelle taglie grandi), richiede un enorme dispendio energetico: le puppy rispondono a questa esigenza, in quanto hanno una energia metabolizzatile maggiore. In pratica sono un cibo energetico ben più concentrato del cibo per adulti.
Un’altra importante differenza, rispetto le crocchette per adulti, è la maggiore percentuale proteica. Quest’ultima è essenziale al mantenimento di una crescita ottimale del cani più giovani.
Infine gli alimenti per cuccioli vengono prodotti con adeguati rapporti di Calcio/Fosforo, allo scopo di garantire una ottimale muscolatura e dentizione, per cani attivi e in salute.

Cosa succede se al cucciolo somministro cibo per adulti?

Non dobbiamo subito allarmarci, dopotutto “è la dose a fare il veleno” e dobbiamo quindi usare il buon senso. Se il furto di cibo rientra in piccole quantità (qualche crocca) ma principalmente la dieta del cucciolo è composta dal suo alimento Puppy, non dobbiamo preoccuparci affatto. Diverso è se il cucciolo apprende a voler mangiare solo le crocchette da adulto, ed essendosi saziato con quelle, non andrà affatto nella sua ciotola. Il tutto ripetuto per settimane. Come è facile intuire questo errato comportamento ripetuto nel tempo, porterà il cucciolo a progressive carenze nutrizionali: come i sopracitati Calcio e Fosforo, e ad una carenza proteica, compromettendo così la sua salute e la corretta crescita muscoloscheletrica.

I consiglio del veterinario per il cucciolo

• Alimentarlo con crocchette puppy di qualità e lasciare sempre dell’acqua fresca a disposizione
• Offrire solo snack e giochi per cani, da scegliere in base alla dimensione de cucciolo
• Attenzione all’ingestione di oggetti non edibili (evento frequente nei cuccioli)
• Mai sottovalutare sintomi come vomito e diarrea nei cuccioli
• Dare l’opportunità di socializzare con altri cani (accertarsi sempre che siano cani vaccinati)

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario

La dieta adatta per il mio cane mentre allatta

Devo modificare l’alimentazione della madre?

Ovviamente la valutazione di un cambio alimentare è da prendere in considerazione già dalla prima diagnosi di gravidanza,in quanto i fabbisogni della cagna iniziano a crescere già dal quinto mese di gestazione. Al parto la cagnolina deve aver un peso aumentato di circa il 20-25% (a causa dei cuccioli, delle placente e dei liquidi nelle sacche).
Dal momento del parto, per garantire una adeguata montata lattea, dovremo optare per un mangime di qualità ed altamente energetico come quello per cuccioli. Tale mangime può essere lasciato a disposizione illimitato della cagnolina. La razione ideale deve comprendere un alto valore energetico, alta percentuale in proteine e un 10-20% dell’energia dovrebbe provenire da carboidrati.
Il picco della lattazione avviene generalmente intorno alla 3°-4° settimana di vita dei cuccioli, durante questo periodo il fabbisogno energetico della mamma sarà altissimo (circa 3- 4 volte in più) e deve essere sostenuto da una alimentazione ad libitum.
Dalla 5°-6° settimana è possibile iniziare una blanda restrizione alimentare: al fine di prepararsi al successivo svezzamento e alla progressiva riduzione della produzione di latte. Tale valutazione sarà fatta in base allo stato fisico della cagna (sovrappeso, normopeso, sottopeso) e al numero di cuccioli presenti.

Perché è importante una corretta alimentazione?

Un’inadeguata gestione alimentare del proprio cane durante la fase dell’allattamento, può rappresentare un rischio sia per la madre che per i cuccioli.
Le cagne che non ricevono sufficiente energia possono andare incontro a:
– eccessivo dimagrimento con opacizzazione e abbondate perdita del pelo (alopecie)
– scarsa qualità o insufficiente produzione di latte
– sindromi ipoglicemiche
mentre per i cuccioli posso manifestarsi:
– ridotta crescita corporea
– aumento della morbilità e della mortalità
– minor risposta anticorpale alla profilassi vaccinale

Lo sapevi che…

• Il latte canino ha un tasso energetico ben più alto del latte vaccino, il quale ha soltanto 750 kcal/kg contro i 1300-1500 nella cagna
• Anche il tenore di proteine e grassi sono ben più elevati nel latte canino rispetto al vaccino, più del doppio!
• Il latte del cane è povero in lattosio,di cui il latte vaccino è ricco

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Cosa sono le diete monoproteiche?

Cosa sono gli alimenti monoproteici?

Come è facile intuire dalla parola stessa, un monoproteico è un alimento composto da una sola e unica fonte proteica. Dove leggiamo “carne e derivati”, “proteine animali”, “ cinghiale e agnello”, “pollo e manzo” o qualsiasi dicitura che preveda l’utilizzo di due o più proteine, non può essere considerato un monoproteico. Oggigiorno, per scegliere una dieta per il nostro cane, abbiamo soltanto l’imbarazzo della scelta, esistono infinite varietà di prodotti contenenti una unica fonte proteica: dal comune monoproteico al coniglio… al monoproteico a base di insetti.

Quando e come scegliere un monoproteico?

Generalmente la scelta di una dieta monoproteica viene riservata a cani con confermata o sospetta reazione avversa al cibo. Nella maggior parte delle intolleranze alimentari il problema principale è una risposta spropositata, “eccessiva” del sistema immunitario del cane nei confronti di un componente nutrizionale della dieta, in questo caso le proteine. Ogni fonte proteica ha una sequenza di riconoscimento differente, pertanto lo scopo del monoproteico è quello di individuare attraverso una dieta a esclusione, le proteine incriminate nel malessere del nostro paziente. Nella maggior parte dei casi, per iniziare una dieta monoproteica si consiglia di dare priorità a quelle proteine che siano nuove per il cane e con le quali non è mai entrato quasi sicuramente a contatto in precedenza: conigli, anatra, cavallo, quaglia…

Un errore comune

“Il mio cane segue una dieta monoproteica ma non migliora: un giorno solo salmone, un giorno solo coniglio, un altro giorno solo anatra”
In questo caso il proprietario sta usando prodotti monoproteici ma allo stesso tempo, sta variando quotidianamente l’alimentazione del cane. In realtà non sta seguendo un regime monoproteico ma ogni giorno il cane sta venendo a contattato con proteine sempre differenti.
Questo comportamento può far male al cane? Un cane perfettamente sano, non avrà alcun problema a digerire ogni giorno una proteina differente, dopotutto sono carnivori; ma per il cane con una più intolleranze alimentari, tale regime nutrizionale può esporlo a reazioni avverse (problemi dermatologici, diarrea, vomito…)

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn