Cane che abbaia: perché e cosa fare

Perché il cane abbaia?

I motivi che possono indurre un cane ad abbaiare senza tregua ad ogni ora del giorno, possono essere molteplici:
– DOLORI/PROBLEMI FISICI
In questo caso l’abbaio e/o guaito del cane deve essere considerato come una richiesta d’aiuto e il nostro Amico andrebbe rapidamente condotto dal veterinario per le cure del caso
– DEMENZA SENILE
Purtroppo sì, anche i nostri Amici invecchiano, così come le loro cellule cerebrali le quali non funzionando più a dovere, possono indurre insoliti comportamenti nel cane. Spesso sopraggiungono paure che prima il cane non aveva affatto oppure può aumentare l’incidenza dell’abbaio.
– BISOGNO DI USCIRE
Se il cane abbaia guardando la porta, probabilmente ha urgenza di evacuare e andrebbe quindi condotto in passeggiata
– SOLITUDINE
– VOGLIA DI GIOCARE
– PROBLEMI COMPORTAMENTALI
L’ansia da separazione, un cane poco socievole con gli altri suoi simili può manifestare il suo disagio con lunghe sessioni di abbaio
– DIFESA DEL TERRITORIO
Si tratta del classico allarme lanciato dai cani da guardia per difendere o avvisare i componenti della famiglia da una inattesa “aggressione esterna”.

Come posso aiutare il mio cane?

Se abbiamo detto che il fatto di abbaiare incessantemente, nella maggior parte dei casi, può nascondere un disagio psico fisico, va da se capire che la prima cosa da provare a fare, per cercare di aiutare il nostro Amico, è quella di intuire la reale motivazione di quel petulante abbaio e cercare di porne rimedio in base alle singole situazioni.
Si parte dall’osservazione del cane, sia in presenza che nostra assenza (nascosti dalla vista del cane), lo studio del cane con e senza proprietario, può aiutarci a capire molte cose.
Nei disturbi comportamentali quali l’ansia da separazione, spesso il cane inizia il suo abbaiare in assenza del suo padrone, per poi tranquillizzarsi nuovamente al suo ritorno.
Un abbaio incessante in presenza del padrone spesso può indicare un bisogno di attenzioni: un momento di coccole, gioco o voglia di uscire per svagarsi un po’….
Un abbaio variabile in presenza o assenza del proprietario è ad esempio quello effettuato per la difesa del territorio: che ci sia o meno qualcuno dei familiari in casa, l’allarme va comunque lanciato!

Il mio cane abbai molto: cosa dice la legge?

Se da un lato il cane ha tutto il diritto di abbaiare e poter gridare in libertà ogni sua richiesta, d’altro canto un proprietario ha il dovere, e l’onore, di dover soddisfare ogni bisogno o necessità che il proprio Miglior Amico possa manifestare. Pertanto dal punto di vista legale si tratta di discorso molto delicato, che può assumere varie sfaccettature. Se da un lato un proprietario ha diritto di coabitare con il proprio cane, dall’altra i vicini e condomini hanno il diritto di poter riposa durante la notte. Di fatti la tolleranza del giudice nei confronti di un cane che abbaia molto è decisamente più alta se questo avviene di giorno, che nelle ore notturne.

Dott.ssa Alessia Troli
Medico Veterinario Barkyn

Psicologia canina e comportamento del cane

Ivan Pavlov, il “padre” della psicologia canina, stava svolgendo delle ricerche sull’uomo, quando scoprì per puro caso di poter condizionare il comportamento del cane. E’ infatti l’esperimento più famoso quello che riguarda la salivazione, che per anni ha portato gli studiosi a credere che il comportamento del cane funzionasse praticamente solo esclusivamente attraverso il meccanismo “stimolo=risposta”. Poiché il cane condivide con il progenitore lupo quasi l’intero codice genetico, si è dato per scontato che i moduli comportamentali fossero li stessi, ma oggi invece sappiamo per certo che la genetica influenza pochissimo l’espressione comportamentale, altrimenti come ci spiegheremmo che noi uomini abbiamo praticamente quasi lo stesso codice genetico delle scimmie?

Molto di quello che vediamo oggi nei nostri amici cani è dato dalla domesticazione, dall’ambiente e dalla selezione genetica avvenuta per mano dell’uomo. Il cane è molto più di una semplice risposta agli stimoli esterni, è mosso da emozioni e sensazioni individuali, unite alle motivazioni, molto spesso simili nei cani appartenenti alla medesima razza.

Il comportamento del cane è dunque un mix di genetica, ambiente e apprendimento, impossibile però sapere quanto pesa ciascun tassello, ogni corrente scientifica ha il suo pensiero a riguardo.

Sicuramente possiamo dire che, perlomeno per quanto riguarda l’apprendimento, il cane impara meglio attraverso rinforzi che punizioni, ed è per questo che durante l’addestramento si consiglia sempre ai proprietari di evitare di mettere il cane nelle condizioni di sbagliare!

Larga parte di ciò che vediamo nei nostri cani è data dall’olfatto: è questo infatti il senso più importante e che condiziona gran parte dell’espressione dei nostri amici pelosi. Inoltre, sono molto più attenti ad osservare la nostra postura piuttosto che ad ascoltare le nostre parole, ed è anche per questo che quando diamo un comando al nostro cane dovremmo stare molto attenti al linguaggio del nostro corpo: se è incoerente rispetto a ciò che gli chiediamo, come possiamo pretendere che comprenda?

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila

Come educare un cucciolo

Immaginiamo di aver appena preso un cucciolo con noi: i primi 6 mesi di vita sono quelli più fruttuosi dal punto di vista educativo, perciò diamoci da fare!

Portiamolo fuori subito dopo aver mangiato, bevuto, dormito, giocato, fatto attività: quasi sicuramente il cane farà i suoi bisogni e noi dobbiamo premiarlo senza risparmiarci! Se capita che gli scappi qualcosa in casa evitiamo di sgridarlo, tanto non capirebbe e finirebbe solo con lo spaventarsi, perdendo fiducia in noi. Molto meglio rimboccarsi le maniche e aumentare il numero delle uscite!

Il gioco è un elemento essenziale per lo sviluppo del cucciolo. Alcuni individui però, anche in base alla razza, potrebbero diventare un po’ irruenti, pertanto io consiglio sempre di insegnare al cane un segnale di inizio gioco e uno di fine. Però mi raccomando, siate coerenti! Il gioco deve essere adeguato per modalità e per tempistiche alle esigenze del cane, e una volta che è finito non lasciatevi convincere a ricominciare.

“Seduto”, “fermo” e “vieni” andrebbero insegnati prima possibile al cane, poiché sono comandi utili sia per la sua sicurezza (e quella degli altri), sia per la gestione quotidiana! Nel primo caso possiamo utilizzare un bocconcino, da porre sulla testa del cane in modo che si sbilanci “cadendo” all’indietro fino a sedersi. Contemporaneamente pronunceremo la parola “seduto” e lo premieremo con il boccone. “Vieni” può essere sostituito anche con il nome del cane, l’importante è non abusarne. Iniziamo da brevi distanze, chiamiamo il cane in assenza di altri stimoli esterni e premiamolo abbondantemente quando torna! Io evito di usare bocconi in questo caso, perché ritengo che se c’è una buona relazione tra cane e padrone, il ricongiungimento tra i due dovrebbe già di per sé essere un’attività remunerativa! Il “fermo” può essere svolto sia che il cane sia già seduto, sia che si trovi sulle quattro zampe o a terra, l’essenziale è iniziare con pochi secondi, fino ad aumentare quando saremo certi che sia pronto. Anche in questo caso è essenziale premiarlo con dei bocconi, soprattutto se piano piano abbiamo intenzione di allontanarci!

Per insegnare al cane a camminare al guinzaglio, dobbiamo innanzitutto dotarci di tanta, tantissima pazienza! Il guinzaglio non ha niente di naturale per il cane, è una forzatura vera e propria, ove possibile cerchiamo di usare almeno una lunghina per concedergli più spazio! Il metodo più usato prevede di insegnare al cane a camminare libero accanto a noi tenendo un boccone gustoso in mano, e solo in un secondo tempo inserire il guinzaglio. E’ un metodo molto fattibile e alla portata di tutti, l’importante è che il cane svolga quotidianamente una buona dose di attività fisica, coerente con la sua razza e con la sua età altrimenti sarà inevitabile che tiri!

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila

Cane che morde

Recentemente ho svolto uno studio statistico nella città di Firenze, scoprendo che negli ultimi dieci anni le morsicature di cane sono addirittura triplicate! I motivi sono i più svariati, dalla moda dilagante di detenere cani non particolarmente adatti a vivere in contesti familiari, all’aumento della stipula di assicurazioni di responsabilità civile verso terzi…ed ecco che i più furbetti imparano anche a fare un lucro sul più banale dei morsi! Se a tutto questo ci aggiungiamo una scarsissima diffusione della cultura cinofila, ecco spiegato l’arcano. Ma perché un cane arriva a mordere? Il nostro studio non prende in considerazione il contesto purtroppo, ma possiamo insieme scoprire quelli più comuni:

  • Mancanza di socializzazione: se il cane non ha fatto esperienze durante il periodo sensibile, è probabile che sia a disagio in molte situazioni, malessere che nei casi più estremi può arrivare al morso;
  • Dolore e problemi organici in generale: il motivo più diffuso è questo, pertanto se l’aggressività del vostro cane è apparentemente immotivata, una visita dal medico veterinario di fiducia per escludere patologie è sempre la prima cosa da fare;
  • Comunicazione inadeguata: i cani comunicano principalmente con la postura e le vocalizzazioni, a noi spetta il compito di imparare a riconoscere i segnali principali, onde evitare di incappare in spiacevoli malintesi;
  • Bisogno di distanziamento: molti cani, soprattutto adulti, non gradiscono che individui esterni al loro gruppo sociale entrino nella loro sfera intima. Qualcuno può andare oltre alla semplice minaccia e passare al morso.
  • Istinto predatorio: alcuni cani per selezione genetica, per apprendimento o per motivi patologici, possono avere un istinto predatorio altamente marcato.

Le vittime di un aggressione finalizzata al morso possono essere umane (compresi i membri della famiglia), conspecifici, ma anche altri animali, ad esempio gatti o animali da reddito.

In Italia il protocollo ASL ai fini del contenimento della rabbia, rende la morsicatura di cane un evento piuttosto problematico e costoso: sia la vittima che l’aggressore vengono contattati e subiscono una visita per verificare eventuali sintomi riconducibili a questa malattia; il medico veterinario può anche ordinare l’isolamento del cane! Oltre a ciò, l’aggressore viene valutato anche dal punto di vista del rischio comportamentale, con la possibilità di finire nella lista dei soggetti a rischio potenziale elevato prevista dalla normativa vigente.

Il morso è un evento con un alto indice di recidività: il cane quasi sempre ottiene quello che vuole con questo metodo, pertanto è molto importante non sottovalutare comportamenti aggressivi del cane ( a chiunque siano rivolti) e valutare immediatamente un consulto con un professionista esperto e altamente qualificato. La prevenzione in questi casi è l’arma più importante!

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila

Perché il mio cane distrugge il giornale o la traversina?

Distruggere gli oggetti di casa: uno dei passatempi preferiti dei nostri amici a 4 zampe, soprattutto se cuccioli! Ma come mai alcuni oggetti – tra cui appunto il giornale o la traversina – diventano spesso e volentieri oggetto di atteggiamenti distruttivi?

 

  • Perché sono oggetto di manipolazione da parte del proprietario, pertanto rappresentano uno stimolo saliente per il cane. “Se il mio proprietario li usa spesso, sicuramente sono oggetti interessanti!”, pensano i nostri cani. Vedi telefonino, occhiali da sole e da vista, chiavi di casa…e tutto ciò che il cane vede continuamente fra le mani del proprietario.

 

  • Perché sono oggetti “a portata di bocca”: venendo utilizzati principalmente per contenere le marcature e i bisogni del cane, tappetini, giornali e traversine si trovano ovviamente in terra sul pavimento, a portata del cane. Perché dunque durare fatica a cercare altro, quando possiamo distruggere tutto questo ben di dio??

 

  • Perché non è escluso che il proprietario non gradisca particolarmente le attenzioni che il cane manifesta per questi oggetti, di conseguenza potrebbe punire il cane ogni qualvolta li trova spezzettati o sbriciolati. Può darsi che il cane associ questa punizione alla presenza di questi oggetti e sfoghi la sua frustrazione riproponendone la distruzione, entrando così in un circolo vizioso senza fine.

 

Il mio suggerimento, se vogliamo evitare il rinforzarsi di questo comportamento, è di togliere tappetini, traversine e giornali dalla portata del cane. Qualsiasi sia l’utilizzo che ne fate, sicuramente non merita il conflitto che si va a creare con lui qualora dimostri questo atteggiamento distruttivo.

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila

Il mio cane non torna nonostante il richiamo: cosa posso fare?

Ho volutamente usato la parola “soddisfacente” perché reputo corretto nei confronti di chi segue il nostro blog, sottolineare che quando il cane è libero, nessun tipo di training può sempre garantire al 100% che torni da noi.

Questo perché il cane è un animale, non un robot, vive di istinti, apprendimento, motivazione e tanti altri fattori che – sommati insieme – creano la sua personalità. Pertanto, ci saranno individui che, per varie ragioni, avranno più difficoltà a seguire questo comando. I cani da caccia, per esempio, con un forte istinto a seguire la traccia, andranno richiamati nell’istante in cui alzano la testa dal terreno ed iniziano a spostarsi; questo potrebbe essere il segnale che hanno perso la traccia e bisogna richiamarli subito prima che ne trovino un’altra, altrimenti è tempo perso. I cani primitivi, tipo i nordici per citarne un tipo, sono un altro esempio: cani molto indipendenti, solerti e autonomi, perfettamente in grado di capire un comando alla prima, molto spesso si intrattengono gironzolando nonostante il richiamo. Importantissimo richiamarli al momento giusto, quando la loro attenzione è su di noi.

Alla base di tutto c’è sempre la motivazione, ovvero l’insieme dei fattori che determinano uno specifico comportamento.

Alcune dritte per preparare un buon richiamo:

Stimola la sua attenzione verso di te

Fin dai primi giorni in cui il cane entra a far parte della tua vita, è importante ottenere il contatto visivo. Con alcuni individui risulterà molto semplice, con altri meno: lasciagli il tempo che gli serve. Chiamalo (non usare sempre e solo il suo nome, alterna fischi e/o lo schioccare delle labbra), sia in casa che fuori. Appena ti guarda premialo, non solo con i bocconcini, ma anche tanto rinforzo sociale.

Richiamalo partendo da brevi distanze

Inizia a meno di mezzo metro, alterna sempre rinforzo sociale e premi gustosi, senza mai usare uno schema fisso: il cane se ne accorgerebbe subito! Aumenta le distanze solo quando il cane risponde al 100% dei richiami e con il tempo, ricordati di inserire dei figuranti che rendano il training più efficace (runners, ciclisti, bambini che giocano, etc.)

Utilizza un diversivo

Ricorda, il cane è sotto la tua responsabilità, se lo lasci libero in luoghi pubblici che non sono aree di sgambamento per cani o spiagge a loro adibite, sei perseguibile per legge in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine. Per minimizzare il rischio fuga, viaggia sempre con degli oggetti (pallina, pupazzo, bastone di legno, una pigna, etc.) e/o dei premietti gustosi, che attirino immediatamente la sua attenzione in caso di necessità.

Prediligi spazi aperti

I primi tempi durante i quali non sei sicuro che il tuo cane sia pronto per tornare immediatamente da te in caso di richiamo, scegli di lasciarlo libero solo in ampi spazi aperti (tipo parchi o campi di erba), questo perché un tragitto in lungo linea garantisce una migliore visuale in lontananza, al fine di prevenire spiacevoli conflitti con altri cani.

Non sgridarlo mai e attento ai cambi di atteggiamento

Anche se ci mette un po’ a tornare, non sgridarlo mai, rischi di rovinare tutto il lavoro svolto. Premialo un po’ di più del solito se torna subito e un po’ di meno se ci mette più tempo: dopo un po’ capirà la differenza. So perfettamente che quando il cane non torna, ci viene naturale cambiare atteggiamento: alziamo la voce, assumiamo una postura minacciosa, spesso arriviamo a gridare. Tutto questo può spaventare il cane e indurlo a non tornare. Soprattutto i primi tempi, preferiamo piuttosto luoghi recintati (ad es. un campo sportivo abbandonato), o comunque protetti da una siepe o da un torrente. Per noi sarà più facile stare tranquilli e lui imparerà a non allontanarsi troppo.

Se tutto questo non fosse sufficiente, dovete riflettere sulla vostra relazione: giocate insieme? Trascorrete abbastanza tempo l’uno con l’altro? Fate mai qualche attività che gratifichi entrambi? In caso di risposta negativa, è arrivato il momento di iniziare.

 

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila

Posso far dormire il cane sul mio letto?

“Fai dormire il cane sul letto, ma sei pazza ?! Ti porta tutta la sporcizia che trova in giro!”

“L’addestratore mi ha detto che non devo tenere il cane sul letto, perché altrimenti diventa dominante !”

Sono quasi sicura al 100% che tutti voi abbiate sentito (o pronunciato) almeno una di queste due frasi nella nostra vita. Questo perché, quando si parla di cani sul letto, gli argomenti principali sono: l’igiene e la dominanza . Cerchiamo di approfondirli uno per volta.

L’Igiene

I nostri cani oggi giorno sono particolarmente curati, complice anche la sempre più presente cultura cinofila, soprattutto nel mondo occidentale. I nostri amici pelosi sono vaccinati, protetti dalle principali malattie parassitarie e spesso lavati e profumati dalle mani di abili toelettatori. Non ci sono particolari motivi di preoccuparsi per eventuali contagi o passaggi di malattie da cane a uomo. Ovviamente, dobbiamo considerare che quando il cane esce in giardino o in passeggiata, residui di materiali, microrganismi e quant’altro, possono rimanere attaccati sotto le sue zampe, quindi eviterei fossi in voi di farli stare sotto le coperte, a diretto contatto con le lenzuola. Ma non trovo niente di male nel tenerli sulla coperta, magari in fondo ai piedi.

La dominanza

Se l’argomento “igiene” è di competenza principalmente veterinaria, quello invece della cosiddetta “dominanza” mi trova particolarmente coinvolta, come educatrice e istruttrice. La scuola classica dell’addestramento, che vede il cane come facente parte di un branco dove l’individuo alfa è il proprietario, vi negherebbe senza tanti fronzoli di tenere il vostro cane sul letto. Il motivo è dato dal fatto che il letto è notoriamente una risorsa personale, che secondo loro per nessun motivo deve essere condivisa con gli altri “membri del branco”, che non detengono lo status di alfa .

Premesso che io non credo nella teoria del branco applicata ai nostri cani domestici, vi spiego in realtà quale potrebbe essere il motivo per cui dobbiamo valutare bene se desideriamo condividere il letto con i nostri cani oppure no.

Come sapete, ci sono cani con un senso del possesso maggiore rispetto ad altri, questo può dipendere dalla razza, dall’indole, dalle esperienze e da un mix di tutto questo. Li riconoscete perché sono quelli che non vi cedono mai la palla o il gioco, che vi guardano male se vi avvicinate alla ciotola e talvolta arrivano anche a ringhiare se li chiedete di scendere dal divano. Ecco, se avete un cane di questo tipo, io vi sconsiglio di condividere con lui le vostre risorse, ma non per una questione di dominanza , semplicemente perché vi trovereste in conflitto e non ne vedo il motivo, se non è davvero necessario.

Un altro motivo per cui dobbiamo pensarci bene prima di decidere se far salire i nostri cani sul letto, riguarda le marcature .

Immaginate di aver sempre permesso al vostro cane di salire sul letto, ogni sera, senza esitazioni gli avete sempre concesso la condivisione. Un giorno però piove a dirotto, il vostro cane è bagnato fradicio e voi non avete possibilità di lavarlo, né di asciugarlo. Per questo motivo decidete per la prima volta di negargli la possibilità di salire sul letto con voi. Nei giorni seguenti torna il bel tempo, e voi ricominciate a farlo salire sul letto. Poi però una sera siete in dolce compagnia, perciò decidete di nuovo di non condividere questo spazio con lui. Sapete cosa sta succedendo?

State creando una gran confusione nella testa del vostro cane.

La confusione genera ansia, che a sua volta sfocia in stress. Il risultato di questo mix esplosivo sarà, con molta probabilità, una marcatura sul vostro letto, cioè parlando esplicitamente, una chiazza di urina. Vi sconsiglio di arrabbiarvi e di punirlo, perché ciò porterebbe solo ulteriore stress e un netto peggioramento della vostra relazione. Vi ho raccontato tutta questa storia non per spaventarvi, ma per spiegare quanto il cane sia un individuo routinario e quanto, eventuali cambiamenti improvvisi, possono portarlo a manifestare segnali di stress.

Concludo perciò raccomandandovi di essere coerenti nella vostra scelta, ora e per sempre. Nessuno vi giudicherà, sia che scegliate di tenere il cane sul letto, sia che optiate per il no, l’importante è non cambiare idea.

 

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila 

Come gestire una rissa tra due cani

E’ un evento che purtroppo può succedere a tutti: immaginiamo di trovarsi in passeggiata con il nostro fedele amico al guinzaglio, magari in centro città o sul lungo mare, d’improvviso sentiamo un urlo alle nostre spalle, una voce che tenta disperatamente di richiamare il proprio cane.  Non facciamo in tempo a girare la testa e a comprendere ciò che sta succedendo, che in men che non si dica, un essere a tutta velocità si fionda addosso al nostro cane, facendoci letteralmente andare nel panico.

Prima di tutto, mantenete la calma.

Lo so che vi può sembrare una richiesta folle, ma sappiate che il vostro comportamento in questi istanti può davvero fare la differenza. Voce alta, urli, strepiti, agitazione, potrebbero ulteriormente eccitare il cane che ha avviato l’aggressione, meglio perciò agire in silenzio e cercare di zittire anche l’altro proprietario (se presente).

Se avete ancora al guinzaglio il vostro cane, lasciatelo. Per due motivi:

Il primo, è che senza guinzaglio riesce più facilmente a comunicare con il suo corpo ed – eventualmente – a difendersi. Il secondo, è che nella peggiore delle ipotesi può scappare. Il che è un rischio, è bene che lo sappiate. Ma se l’alternativa è veramente perdere la vita o essere menomati, io preferirei dover  cercare il mio cane per ore e ore.

Un primo tentativo che potete fare (ma dovete essere in due), è tentare di separare i due cani nel  momento in cui si staccano.

Che significa questo? Durante una rissa, non è detto necessariamente che ci debba essere un morso, anzi. Sono (fortunatamente) molti i cani che litigano senza però arrivare a tanto. Ma anche ipotizzando la peggiore delle possibilità, cioè che il vostro cane venga morso, arriva comunque il momento in cui l’altro cane lascia la presa (fase d’arresto), per godersi la cosiddetta fase refrattaria, cioè quel periodo in cui non si manifesta di nuovo l’attacco (salvo ovviamente casi di patologie comportamentali che dunque non seguono questo schema). Quello è l’istante in cui – mettendovi ovviamente d’accordo con l’altro proprietario – dovete agire velocemente per separare i due cani, senza esitazioni, perché potrebbe seguire un altro attacco a breve distanza di tempo, una volta che riparte la naturale sequenza dell’aggressione.

Se i due cani non sembrano volersi staccare, potete provare altre due soluzioni

Vi informo che – fortunatamente – non mi sono mai ritrovata a gestire una rissa talmente grave da non riuscire a risolverla con la soluzione che vi ho appena descritto. Detto ciò, purtroppo può accadere, dunque vi propongo le due alternative che trovano maggiore riscontro in letteratura:

  1. Gettare un secchio d’acqua addosso ai due cani (l’effetto sorpresa potrebbe improvvisamente distoglierli dalla rissa e voi potreste approfittare per separarli);
  2. Alzare le due zampe posteriori, ognuno del proprio cane (l’improvvisa perdita di equilibrio porterebbe l’attenzione del vostro cane verso di voi). Attenzione a questa seconda possibilità: bisogna stare estremamente attenti a dove ci si posiziona con il corpo, in modo da far sì che il cane non arrivi a nessuno dei vostri arti, né – soprattutto – al vostro viso. Questo perché, durante una rissa, l’eccitazione del cane può arrivare ad un livello tale che qualsiasi soggetto si trovi ad una distanza utile per un attacco, può teoricamente diventare oggetto di sfogo. Si chiama aggressività rediretta e non è un fenomeno da sottovalutare.

Qualora infine vi trovaste da soli a dover intervenire, io vi sconsiglio vivamente di farlo. Capisco che vi sentiate inermi e sconcertati davanti ad un’aggressione del vostro caro amico, ma è essenziale che mettiate la vostra incolumità al primo posto. Senza l’altro proprietario, né uno sconosciuto che si trova a passare di lì in quel momento, non ci sarebbe nessuno a soccorrervi qualora ci fosse bisogno, e questo non possiamo permetterlo. Sono certa che nemmeno il vostro amico a quattro zampe lo vorrebbe.

 

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila

Aggressività del cane: dipende dalla sua razza?

Argomento che da sempre mi sta a cuore, tanto da scrivere la tesi di master (se volete approfondire l’argomento, la troverete interamente pubblicata su www.lisapugliese.it ). I cani cosiddetti “pericolosi” sono diventati argomento di grande dibattito in Italia fin dall’anno 2003, quando uscì la famosa legge Sirchia, prima ordinanza in assoluto sull’argomento, alla quale poi fecero seguito molte altre, fino a quella attualmente in vigore , la legge del 2013. Quello che distingue la prima ordinanza da tutte le altre è la tanto criticata lista di razze considerate pericolose che conteneva; infatti, la comunità cinofila e cinotecnica è indignò, perché alla base della lista non vi era alcuna considerazione scientifica.

Sono trascorsi ormai ben 17 anni da quella legge, purtroppo ma non sono stati fatti grandi passi avanti in materia, né dal punto di vista preventivo (i brevetti sono previsti dalla normativa, ma quasi mai i proprietari sono inseriti nelle condizioni di seguito), né dal punto di vista sanzionatorio. La realtà è che qualsiasi canna nella sua vita può essere mordere, in quanto l’aggressività altro non è che una forma di adattamento della canna. Che significa questo? Che tranne nei casi di patologia comportamentale conclamata (e come sempre vi ricordi che deve essere il veterinario esperto in comportamento a diagnostico), la canna dà sempre dei segnali prima di arrivare al morso. Questo ci rimanda ad una conclusione:nella stragrande esempi dei casi il tronco della canna deriva da una negligenza del proprietario.

Non abbiamo nessuna prova scientifica che ci siano razze che mordono più di altre, anzi, dalla mia ricerca che abbraccia ben dieci anni di pulsanti, emerge esattamente il contrario. Quello però che deve dire con certezza è che il busto di una canna non è mai uguale al busto di un altro.Questo si traduce nel fatto che alcuni elementi (taglia, sesso, peso, conformazione e tenuta del tronco, velocità di reazione, livello di irritabilità sono le principali) può rendere un bastone estremamente più pericoloso di un altro. Oltre a questo c’è da considerare anche che alcune razze di cani sono state selezionate dall’uomo in passato per essere reattive in questo senso (i cani “da utilità e difesa” ci possiamo stupire se a volte – purtroppo – la situazione ci sfugge di mano.

Quello che tutti i proprietari di cani possono fare per arginare il rischio è sicuramente:

  • Scegliere una canna compatibile con la propria età e struttura fisica;
  • Abituarlo fin da subito continuato a rapportarsi con le persone e con gli altri cani e animali in generale;
  • Seguire un corso di formazione presso un centro cinofilo qualificato, che insegni correttamente i segnali comunicativi del cane;
  • Se possibile informarsi preventivamente sul carattere della madre e del padre del cucciolo (sembra che alcuni tipi di aggressività abbiano base genetica);
  • Non esitare ad avviare un percorso educativo con il cane, da abbinare ad esercizi di attivazione mentale, sport cinofili, sedute di gioco, e qualsiasi cosa impegni mentalmente e fisicamente il cane;
  • Evitare in ogni modo qualsiasi forma di addestramento coercitivo (collare elettrico, elettronico o a strangolo), punizioni fisiche, etc.
  • Per maggiori informazioni sull’argomento vi consiglio il libro più quotato in materia: Joël Dehasse, Il cane aggressivo – Gestione del cane aggressivo nella pratica clinica, Point Veterinaire Italie.

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila

Come insegno al mio cane a stare lontano dalla spazzatura?

Prima fase: la prevenzione

Prevenire è meglio che curare, lo diceva anche un famoso spot. Questa regola è sempre valida in cinofilia, dunque la prima cosa da fare è evitare di lasciare la spazzatura a disposizione. So che può sembrare il più banale dei consigli, ma a volte è davvero risolutivo. Se non vogliamo che il cane manifesti un comportamento indesiderato, dobbiamo cercare ove possibile di non metterlo nelle condizioni di manifestarlo. Mi spiego meglio: non voglio che mangi i miei calzini? Starò attenta/o a tenere il cassetto della biancheria sempre chiuso. Non voglio che rubi le cose da mangiare sulla tavola? Cercherò di metterle sempre al centro, dove lui non arriva. Non voglio che mangi la spazzatura? La lascio in un contenitore con chiusura ermetica. E così via…

Seconda fase: il rimprovero

Speriamo che non ci sia bisogno di seguire i consigli di questa fase ma – se accadesse – è necessario risolvere rapidamente, questo perché è fondamentale intervenire sul momento. Se ci accorgiamo troppo tardi del misfatto, ad esempio quando la spazzatura è già in giro per tutto il giardino, qualsiasi punizione diventa inutile. Il cane non è assolutamente in grado di fare lunghi collegamenti spazio temporali, per questo motivo devo sacrificare il mio tempo libero per intervenire con un secco “NO!” ogni qualvolta il cane si avvicina al cestino. Può essere utile – con i soggetti particolarmente testardi – utilizzare un vero e proprio divisorio fisico tra il cane e la spazzatura, ad esempio una sedia o un pannello di compensazione, stando attenti a fissarlo bene, in modo da non rischiare che lo sposti o che si faccia male.

Terza fase: la suddivisone

Nel peggiore dei casi la suddivisione della spazzatura diventa fondamentale per la salvaguardia della salute del cane. Se in nessun modo riusciamo a tenercelo lontano, diventa quanto più necessario separare gli scarti, in modo tale da garantire che ciò che potrebbe nuocergli non gli finisca in bocca: materiale appuntito, avanzi di farmaci, cioccolata, funghi, prodotti chimici e quant’altro può essere tossico per lui, va assolutamente smaltito in sicurezza, a costo di tenerlo a due metri da terra.

 

Dott.ssa Lisa Pugliese

Educatrice e Istruttrice Cinofila